MANTOVA: AMMALATA DI CEMENTO E BARACCONI COMMERCIALI

frankensteinOperazione Frankenstein per innestare un supermercato sul disastro edilizio di piazzale Mondadori

La città e il territorio mantovano sono infetti da un male oscuro che passa dalle strette di mano tra politica ed economia privata e corrode la società, il lavoro e il territorio. Un tumore fatto di migliaia di alloggi sfitti, cantieri abbandonati e un numero fuori controllo di strutture commerciali.
Abbiamo denunciato in piazza, sui media e anche con azioni dirette in Consiglio Comunale l’enorme disastro di Piazzale Mondadori che ha portato alla svendita dell’autostazione nel 2005, alla follia delle pensiline passanti e alla cancellazione di centinaia di posti auto gratuiti sostituite da un parcheggio privato. Un buco nero all’interno della città che ancora oggi “sembra” non avere responsabili politici o economici, quasi fosse piovuto dal cielo. Inoltre non è ancora chiaro che fine abbiano fatto i 27 milioni di euro in prestiti che MPS ha “buttato” in quel progetto, né i rapporti tra i vertici della banca senese con Antonio Muto.
Abbiamo contrastato in prima linea i piani del centrodestra per un nuovo insediamento commerciale a Porta Cerese sulle ceneri del fallimento del vecchio “affare” Palasport – Palabam – Coopsette del centrosinistra. È chiaro a tutti che sei ipermercati, sette strutture medie e due centri commerciali sono troppi per una piccola città, senza poi contare l’hinterland; un nuovo baraccone commerciale significherebbe un colpo durissimo al  tessuto commerciale cittadino medio-piccolo necessario alla vita dei quartieri.
La proposta “Frankenstein” di paracadutare un supermercato Esselunga su piazzale Mondadori è figlia di una idea di città in svendita, ammalata di cemento e carrelli, che va combattuta con forza. Se dal Comune di Mantova arrivano rassicurazioni “entusiastiche”, noi crediamo che la toppa sia peggiore del buco: nuovo cemento commerciale in zona centrale, ulteriore traffico (anche di tir) in un punto già congestionato e l’alta probabilità che per qualche decina di posti di lavoro precari se ne polverizzino altrettanti all’interno del tessuto commerciale cittadino.

Ancora si vendono per nuove idee vecchie. Ancora una volta ai cittadini viene negata la possibilità di esprimersi sulla sorte di un’importante pezzo di città. La soluzione ai problemi di Mantova non dipende dalle offerte dell’impresa privata, bensì dalla volontà e dalle scelte politiche. Un piazzale Mondadori ripensato come spazio e come utilizzo pubblico all’interno del tessuto urbano e non come supermercato, così come la fine del modello “cemento e carrelli” degli ultimi dieci anni, rappresentano una vera opportunità di cambiamento. L’interesse pubblico, il bene comune e la partecipazione devono tornare ad indicare la via: a meno che non si considerino i cittadini che vivono e che lavorano in un territorio come semplici consumatori da abbindolare con offerte al ribasso.

VIA NUVOLARI: PENALIZZATI LAVORATORI PENDOLARI E STUDENTI

vianuvolareIN VIA NUVOLARI PENALIZZATI LAVORATORI PENDOLARI E STUDENTI
Serve un vero parcheggio scambiatore funzionale e gratuito

L’ennesimo annuncio a mezzo stampa arriva a metà agosto: i parcheggi improvvisati di via Nuvolari di fianco alla ferrovia saranno rimossi; una vecchia storia ereditata e pienamente accettata dall’attuale Amministrazione Comunale che colpisce chi ha più bisogno di posti gratis.

Nonostante le parole edulcorate dei media, il progetto di eliminare l’area di sosta selvaggia è storia vecchia: se ne parlava già ai tempi di Burchiellaro ed è stata l’amministrazione Sodano a deliberare questa “riqualificazione”, inserendola nelle compensazioni del piano cementificatorio “Ghisiolo Est”, facendo inoltre un grande favore al parcheggio privato di piazzale Mondadori. E la giunta con la manìa delle strisce blu colpisce ancora: in piena continuità con il progetto del centrodestra procederà alla trasformazione del parcheggio in area verde, affidata a chi sta cementificando l’area di fronte al Boma.

È evidente che tutte queste scelte sono fatte nell’interesse privato a scapito del bene comune dei cittadini; in questo caso specialmente a danno di pendolari e studenti. Per ripensare concretamente quell’area proponiamo di razionalizzare gli spazi e trasformarli in un vero parcheggio scambiatore, lastricato e delimitato da strisce (bianche).

FIERA CATENA: DOPO LO SCEMPIO EDILIZIO CI SIA VERA RIGENERAZIONE URBANA

Si parla sedora catenampre più spesso di nuovi interventi edilizi per rinnovare Mantova, quasi sempre senza pensare che per poterlo fare sia necessario partire dal coinvolgimento dei suoi stessi cittadini.

Per ridisegnare pezzi importanti della nostra città serve la massima condivisione, trasparenza e massima disponibilità al dialogo. Troppe volte invece ci siamo dovuti opporre a progetti che lasciavano tutto in mano ai privati (e ai loro interessi) o ad amministratori che con la scusa del “decidere in fretta” hanno escluso chi aveva idee nuove e chi nei luoghi interessati vive e/o lavora.  Per questo motivo vorremmo, ad esempio, che si aprisse un dibattito pubblico sulle aree abbandonate di Fiera Catena.


Negli ultimi decenni gli interventi nell’area sono stati poco legati alle necessità abitative e operative del territorio, un po’ di più a spinte speculative impermeabili alla costruzione di una città per i cittadini. Tra gli esempi negativi va certamente ricordata la vicenda del mancato palagiustizia, uno dei simboli della mala-politica, della febbre edilizia e di una “bizzarra” idea della modernità che ha caratterizzato Mantova per decine di anni.

Accanto a innumerevoli appartamenti di nuova costruzione, ancora vuoti, troviamo interventi mai terminati e mancati interventi, ovvero il “magone” di cemento a ridosso di piazza Polveriera e lo scheletro della Ceramica. Questi non sono semplicemente “simboli di sfiducia da eliminare” (cit. il Sindaco) ma opportunità di riflessione e ripensamento della vita della città.

Nel primo caso, una lunga e intricata vicenda, simile alla vergogna a cielo aperto di Piazzale Mondadori, ha lasciato ai cittadini quattro piani di cemento, un acquitrino e la copertura dello scorcio del vecchio borgo con le tipiche casette basse mantovane. L’abbattimento è dovuto, ma insieme ad esso va operato un ragionamento diverso e complessivo: una semplice “eliminazione” suonerebbe come un colpo di spugna e lascerebbe la possibilità di nuovi progetti simili.

Per quanto riguarda l’ex-Ceramica riteniamo invece che non vada abbattuta, bensì recuperata: avevamo già proposto e lo ribadiamo che questa struttura da simbolo di degrado può essere trasformata in un’area utile per la città e i suoi abitanti. Le arcate e la fornace sono pura archeologia industriale e rappresentano la memoria tangibile del passato operaio del nucleo cittadino. Cancellarle sarebbe un delitto alla memoria storica della città. Si fa presto a parlare di “Rigenerazione Urbana”, ma è proprio questo il punto: quella struttura oggi fatiscente va salvata e armonizzata con il territorio. Pensiamo concretamente all’enorme ex-area industriale del Parco Dora di Torino che è stata recuperata come spazio aggregativo mantenendo la struttura originaria. Ecco, ripulita, curata e debitamente attrezzata, l’area della ex-ceramica potrebbe diventare luogo sociale e culturale, con campetto da pallacanestro, pista da skateboard, etc. Un gioiello per il quartiere e per la città tutta.

Non lo diciamo certo da oggi, ma ripensare la città e cambiare prospettiva dopo decenni di cemento e abbandono sono punti fermi per una vera rigenerazione di Mantova. Semplici interventi spot, pur incisivi e importanti, sarebbero invece delle occasioni perse.

PIAZZA VIRGILIANA: DA MAGGIO ALTRI 300 POSTI AUTO A PAGAMENTO

 parcheggi[ Un testo politico e la risposta alle dichiarazioni dell’assessore Rebecchi]
Dopo gli annunci e gli aumenti, il “piano parcheggi” della giunta Palazzi entra nel vivo: spariranno gli stalli di porta Pradella adiacenti alla ferrovia e dal 16 maggio diventerà a pagamento tutta piazza Virgiliana. Dietro all’idea condivisibile di “togliere le auto dal centro” si intravede la solita idea di favorire i privati e fare cassa.

[900 strisce bianche sparite in dieci anni]

L’ultima aggiunta
di posti gratuiti per la città risale al 2004 con i 350 parcheggi di campo canoa: il resto è una storia di aumenti tariffari e di lenta eliminazione di strisce bianche, quasi sempre con la scusante di “favorire la rotazione”. Nel 2005 con l’affare “piazzale Mondadori” sono spariti 190 posti gratuiti (e 90 a pagamento). Nel 2008 circa 631 strisce bianche dei viali sono diventate blu. Nel 2013 altre 50 a ridosso di Porta Mulina da bianche sono diventate blu; è stato poi inaugurato il parcheggio privato sotto al cantiere Mondadori e magicamente è stato deciso di eliminare l’area di parcheggio non regolamentato a ridosso del rondò di porta Pradella e una parte di viale Piave (lato giardini). In totale circa 900 strisce bianche sono sparite in dieci anni: un’opportunità di fare cassa per Aster (la ex Mantovaparking) e per i privati.

[Le contraddizioni del “cambiamento”]
La promessa di portare “fuori le auto dal centro storico” si è tradotta semplicemente in un nuovo aumento delle tre tariffe di sosta in città e degli abbonamenti annuali. Quindi non viene eliminata la possibilità di parcheggio: questo rimane possibile per chi ha acquistato il pass o paga la tariffa. L’introduzione di una navetta per il centro dai parcheggi – per anni sottoutilizzati – di Campo Canoa e piazzale Te è un bene, ma come questo possa giovare all’aria e al traffico del centro storico e di piazza Virgiliana, che rimangono accessibili, è tutto da capire. Dopo una nostra uscita pubblica, l’assessore Rebecchi ha candidamente replicato che: “…Con questo piano, che frutterà circa 750.000 euro al Comune compensando i tagli dei trasferimenti statali agli enti locali e garantendo la continuità e l’efficienza dei servizi comunali nei prossimi anni, si vuole razionalizzare il sistema della sosta a pagamento.” Nonostante gli annunci e alcune buone intenzioni di fondo, ci troviamo quindi davanti alla prosecuzione di un lungo percorso che non va nell’interesse dei cittadini, di chi a Mantova viene per lavorare o per visitare il centro storico, ma di interventi che mirano all’aumento dei parcheggi a pagamento/privati e a fare cassa per compensare i tagli statali.

[Alternative]
Rilanciamo una posizione alternativa e di buonsenso: ridare ad APAM nuovamente la forma dell’azienda pubblica, a cui affidare anche la gestione dei parcheggi (sciogliendo ASTER) mettendo a sistema la questione parcheggi con il potenziamento del trasporto pubblico. Proponiamo di lastricare l’area di porta Pradella per creare parcheggi gratuiti dignitosi e rimettere in sosta libera le aree periferiche oggi a pagamento collegandole al centro tramite servizi di bike sharing e potenziando il bus circolare CC. Si potrebbe affrontare, come fatto in altre città, un percorso finalizzato alla ridefinizione degli spazi FS per ricavarne nuove aree di sosta a servizio proprio del trasporto ferroviario. Infine sarebbe necessario un blocco delle tariffe e non un nuovo aumento e, dove opportuno, una rimodulazione finalizzata realmente alla rotazione delle soste temporanee. Serve un percorso di lungo respiro che non agisca solo a livello infrastrutturale, ma anche a livello di “sensibilizzazione ed educazione” all’utilizzo dell’auto e dei mezzi alternativi. Queste sono solo alcune delle misure che si potrebbero mettere in campo pensando ai cittadini e al loro diritto alla mobilità. Più di dieci anni di disastri anche nel campo dei parcheggi, impongono la necessità di cambiare rotta: non è questione di utopia, ma semplicemente di volontà politica.

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Ringraziamo l’Assessore per la risposta alla nostra lettera, anche se nelle sue parole troviamo diverse contraddizioni.  Innanzitutto, prima si difende dicendo che il nuovo piano parcheggi non servirà a fare cassa, poi afferma che gli introiti serviranno per coprire il taglio dei trasferimenti statali. Questa affermazione è molto grave: i trasferimenti statali derivano dalla fiscalità generale organizzata su criteri di progressività (chi ha di più paga di più) e vengono redistribuiti attraverso i servizi pubblici (compreso il trasporto locale). Le tariffe dei parcheggi sono uguali per tutti e, di fatto, gravano di più su chi ha di meno. Semplificando, paga di più la commessa che viene in città con la Punto per lavorare piuttosto che l’industriale che viene in città con il SUV per bersi il caffé in centro.

Vogliamo un’amministrazione che abbia il coraggio di difendere gli interessi di noi cittadini (insieme agli altri Comuni) pretendendo corretti trasferimenti statali anziché scaricare sui lavoratori nuovi balzelli per sopperire ai continui tagli semplicemente perché è più semplice che opporsi alle scelte del #Governo. È una questione di #giustizia e di difesa dell’autonomia locale prima ancora che di buona amministrazione.

I servizi pubblici vanno finanziati con la fiscalità generale progressiva, non con i parcheggi. L’assessore afferma che con i soldi dei parcheggi si finanzia l’asilo Soncini: cosa accadrebbe dunque se la gente usasse meno l’auto e di più le biciclette? Taglieremmo l’asilo per mancanza di fondi? In questo modo si sta mettendo a rischio la tenuta del bilancio comunale. Se l’intento è quello di coprire i tagli statali è necessario il coraggio di dirlo apertamente anziché nascondersi dietro le buone intenzioni di “togliere le auto dal centro” e “favorire la rotazione”, cosa tra l’altro contraddittoria visto che se si aumenta la rotazione circoleranno più auto, quindi più traffico e più inquinamento.

SU #ASTER e #APAM l’assessore ha frainteso: nessuna contrapposizione. Forse semplicemente non si ricorda che fino al 2004 il trasporto pubblico e la gestione dei parcheggi erano competenza di un unico ente: la parte dei parcheggi fu esternalizzata per creare un nuovo cda dove far sedere “esodati” della politica e per giustificare la #privatizzazione di APAM. Inoltre troviamo contraddittorio ripetere che si persegue l’interesse di cittadini e dei pendolari quando vengono eliminati fisicamente dei parcheggi gratuiti come quello vicino alla ferrovia e quelli di V.le Piave: un modo davvero strano per incentivare la mobilità su treno.
Per questo eQual ha sempre chiesto che venga studiato e realizzato (come fatto in molte altre città) un piano per l’utilizzo delle aree dismesse delle ferrovie.

L’assessore ci ha chiesto fiducia: come associazione siamo abituati a ragionare con i risultati concreti ed ad analizzare gli interventi in modo sistematico; siamo abituati a chiedere la #partecipazione dei cittadini alle scelte che incidono sulla loro vita, non certo attraverso la semplice delega elettorale. Non mettiamo in dubbio le buone intenzioni dell’amministrazione, ma basta allargare lo sguardo dalla striscia bianca/blu per rendersi conto che con questo genere di piani si rischia di fare un passo avanti e due indietro.

Moglia: Ambiente e Mafie – responsabilità collettiva e difesa del nostro territorio

12794524_1054762077899447_5380870763903641018_nGiovedì sera siamo intervenuti all’incontro “Ambiente e Mafie – responsabilità collettiva e difesa del nostro territorio” organizzato dal Comitato Civico per l’Ambiente e la Salute di Moglia – MN. Oltre ad Emanuele Bellintani in rappresentanza di eQual, hanno partecipato come relatori anche Luigi Caracciolo, scrittore e docente di scienze criminali, il giornalista Donato Ungaro e Mons. Paolo Gibelli.

Nel nostro intervento abbiamo sottolineato come la mafia trovi terreno fertile laddove esiste un pericoloso sodalizio tra “cattiva politica” e “cattiva economia” che privatizza e devasta i territori. Gli esempi, limitandoci solo alla città capoluogo, non mancano di certo: dalla speculazione CoopSette/Esselunga a Porta Cerese alla devastazione di Piazzale Mondadori passando per la privatizzazione di Tea Acque. Troppe volte abbiamo visto le amministrazioni rinunciare al loro ruolo di espressione delle comunità locali per favorire gli interessi privati di pochi.
Per fermare questa spirale non ci sono scorciatoie: serve la partecipazione attenta e indignata di tutte e tutti per colmare i vuoti lasciati dalla politica, riconquistare i beni comuni e far valere gli interessi dei cittadini e dei lavoratori.

Un ringraziamento particolare a Marco Capelli del Comitato di Moglia e a Sara Donatelli del movimento Agende Rosse per l’ottima conduzione della serata.

Saluti da Mantova: il partito del cemento è stato qui

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Striscioni di eQual per esortare l’architetto Stefano Boeri a guardare ai problemi della città e non limitarsi ad una comparsata elettorale: “Mantova ha subìto i colpi di quindici anni di partito del cemento, non può più permettersi il lusso di illusioni e promesse elettorali”.

La nota Archistar Stefano Boeri arriva a ‪‎Mantova‬ per un tour elettorale: dato che il suo percorso motorizzato toccherà solo poche e “selezionate” tappe e i loro problemi non necessariamente architettonici (centro storico, i negozi sfitti di un quartiere, l’ex ceramica abbandonata di Fiera Catena e il quartiere di Lunetta che a fatica si sta riprendendo dopo anni di “contratti di quartiere” rispettati solo parzialmente), presentiamo una serie di “cartoline” di una Mantova, forse considerata di “serie B”, ma che aspetta risposte dopo quindici anni di disastri realizzati dal partito del cemento saldamente al potere nonostante il passaggio di tre diverse giunte.

Mantova è una piccola cittadina e i fenomeni urbanistici avvengono in miniatura, ma non senza conseguenze: diversamente da altri capoluoghi, la nostra città non ha subìto una “gentrificazione”, avendo perso in vent’anni circa 7.000 abitanti e con un costo degli immobili in leggero calo. È stata invece caratterizzata da una tendenza alla “città diffusa” (sprawl o “dispersione urbana”) in cui una idea bizzarra della modernità è coincisa con una crescita disordinata che ha significato cementificazioni, espansione delle aree residenziali periferiche, centri commerciali e, ovviamente, un forte consumo di suolo.
Per questo invitiamo l’architetto a ragionare sulle emergenze date da anni di speculazioni edilizie come il cantiere-buco di Piazzale Mondadori, l’affare Coop-Esselunga a Porta Cerese, il Palagiustizia di Fiera Catena e il quartiere-fantasma di Borgonuovo. In queste aree che abbiamo preso come simboli si gioca una partita importante: il recente passato di Mantova, gli ultimi quindici anni, sono destinati a pesare sul suo futuro a livello abitativo, commerciale, di viabilità e, di rimando, occupazionale.
Se l’illustre architetto non vuole limitarsi ad essere una “archistar” legata ad una immagine effimera, affronti con coraggio questi problemi e chi li ha calati sulla testa dei cittadini, perché Mantova non può più permettersi il lusso di illusioni e promesse elettorali.

Non ci basta una stazione “open space”

openspaceLa recente scelta del Comune di Mantova di “risolvere” il “problema degrado” dell’autostazione passante di viale Risorgimento facendo sparire quest’ultima, è la classica toppa peggiore del buco. 25mila euro è la somma che via Roma e Apam metteranno a disposizione per il nuovo progetto di eliminazione del corpo centrale della stazione passante e le pareti in modo da creare uno spazio aperto simile a quelli già presenti in viale Piave e viale Pitentino. Un progetto di riqualificazione improvvisato e stimolato da due esigenze: l’ennesima raccolta di firme “contro il degrado” da parte dei cittadini della zona e le imminenti elezioni amministrative. Mantova rimane saldamente il secondo capoluogo di Provincia in Italia senza una autostazione centrale e forse l’unico in cui le necessità dei pendolari sono continuamente ignorate.

Quello delle stazioni passanti, è stato un progetto nato sbagliato durante la grande operazione speculativa di “Piazzale Mondadori”, quando l’autostazione principale venne smembrata per fare posto ad un cantiere infinito che, dopo quasi dieci anni, è ancora lì a dimostrare il degrado della politica mantovana. Il progetto della mini-stazione passante di viale Risorgimento con biglietteria, sala d’aspetto e bagni, fu avversato fin da subito dai residenti. Dalla sua inaugurazione nel novembre 2007, passarono pochi anni prima che questa venisse chiusa in seguito a diversi episodi di vandalismo. Periodicamente i casi di micro-criminalità hanno spostato il centro del problema dalla viabilità/trasporto pubblico locale a quello del “degrado urbano”, facendo dimenticare il fatto che una stazione funzionante e servizi efficienti sono il miglior antidoto a situazioni critiche. Spaccio e bullismo hanno rimosso l’idea che la stazione di viale Risorgimento è stata abbandonata in mezzo ai continui tagli di risorse per il trasporto pubblico e ai rincari dei costi per i pendolari e per le famiglie degli studenti. Il tutto all’interno di un discutibile progetto che ha buttato pensiline di cemento in giro per la città senza un vero piano strategico che guardasse alla sua sostenibilità urbanistica, ambientale, estetica ed alle esigenze degli utenti: come ad esempio la stazione passante dell’Itis/Vinci che dal progetto sulla carta è stata invece ridotta ad una striscia di cemento.

Una scelta coraggiosa sarebbe quella di fare della stazione di viale Risorgimento un presidio sociale che offre servizi, non solo per i pendolari, in modo da incontrare le esigenze di una importante fetta di popolazione, ma per farlo serve una volontà politica che in questa città manca. Inoltre, chi sbaglia deve pagare e non è possibile sopportare l’accanimento contro gli episodi di micro-criminalità mentre c’è una classe politica che in dieci anni ha distrutto la città e continua ad autoassolversi.

Contro la svendita di Mantova – Risposta all’ass. Irpo

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(Foto dalla Gazzetta di Mantova)

La risposta dell’assessore Irpo è stata apprezzabile nel tentativo di fare chiarezza su un passaggio amministrativo controverso che ha interessato e preoccupato il dibattito pubblico cittadino.

Ci colpisce però il tentativo tutto politicista di provare a interpretare diversamente la vicenda: anche dalle parole dell’esponente della Giunta Sodano traspare nettamente che un debito totale è stato pesantemente decurtato su decisione del Comune di Mantova. Possiamo chiamarlo con termini tecnici o definirlo uno “sconto”, ma la sostanza non cambia. Allo stesso modo questa “iniezione di fiducia” che dovrebbe espandersi a partire da via Roma è dubbia: una riduzione di poche centinaia di migliaia di euro è una bazzecola di fronte ai debiti milionari di Forum Mondadori. Diventa però importante quando si pensa che la scomparsa di tali somme dalle casse del Comune si traduce in tagli e contrazioni della spesa per la sicurezza sociale dei cittadini.

Di carattere politico è invece il problema di prospettiva che né l’assessore, né la sua giunta, né i suoi predecessori sembrano voler vedere: nel comunicato dell’azione dell’altra sera abbiamo spiegato a chiare lettere che la questione dello “sconto” è inserita all’interno di un più ampio declino della città determinato da una sua continua “svendita” al miglior offerente. Il tirare a campare della (ex) maggioranza del sindaco Sodano è l’epilogo di questi ultim quindici anni dove abbiamo visto le giustificazioni più rocambolesche per scelte strategiche votate sempre e soltanto a fare gli interessi di qualcuno, casualmente vicino alla compagine politica di turno. Lo abbiamo visto con Burchiellaro e il progetto dell’ennesimo centro commerciale a porta Cerese che dieci anni dopo è diventato il potenziale Esselunga del centrodestra, nonostante la saturazione del tessuto commerciale e la perdurante crisi economica. La stessa vicenda di piazzale Mondadori inizia con lo smantellamento dell’autostazione centrale per fare posto a case e uffici, per terminare con un cratere nel centro della città, autostazioni passanti e meno parcheggi. Anche all’Assessore sembrerà strano che la gara di privatizzazione di Tea Acque sia stata scritta da un imprenditore che è magicamente ricomparso nella cordata di vincitori della stessa. Una serie di coincidenze molto interessanti che terminano con le “promesse” fatte dall’Assessore Rose all’impresa del parcheggio privato, sempre in piazzale Mondadori, di “eliminare i posteggi gratuiti nell’area circostante”.

Durante la protesta in Aula abbiamo gridato con sdegno: siamo gente che lavora, operai e disoccupati che hanno a cuore il destino della nostra città e non ci stanno più a sentirsi raccontare sempre le solite favole. Siamo disponibili a confrontarci nel merito delle questioni, guardando al bene comune e non a interessi privati. Purtroppo non c’è mai stata da parte delle amministrazioni una vera riflessione intorno alla vicenda di piazzale Mondadori e quella vergogna è rimasta lì per anni.

Con i “saldi di fine stagione” siamo convinti che non ripartiranno cantieri per avere altre case, uffici e negozi destinati a rimanere vuoti; con la crisi immobiliare e commerciale vorremmo che si iniziasse a ripensare quel progetto per riconvertirlo proprio ora che è rimasto sospeso: non è utopia, ma una necessità per Mantova.

L’amore ai tempi della betoniera

piazzaleA Mantova in questa estate si è ricominciato a parlare di speculazioni edilizie e di cemento: situazioni una più degradante dell’altra tra cantieri abbandonati o mai cominciati, vere e proprie ferite in mezzo alla città. Nonostante il periodo vacanziero e un mondo politico “distratto” siamo intervenuti per documentare e analizzare queste problematiche, proponendo anche delle soluzioni guardando al rispetto del “diritto alla città”. Domani inizierà il Festivaletteratura e migliaia di visitatori, appena fuori dalla zona centrale, si troveranno di fronte a veri e propri mostri di cemento, monumenti all’ultimo decennio di speculazione edilizia e ad una cattiva politica amministrativa; suggeriamo alcuni link per riepilogare quanto sta succedendo.

➥ Il cantiere di piazzale Mondadori è lì fermo da otto anni. Al posto dell’utile autostazione Mantova si ritrova un vero e proprio “buco” nel proprio tessuto urbano che, anche se completato, risulterebbe essere l’ennesimo magone di cemento predestinato all’abbandono. ( http://bit.ly/1d7MiQb )

➥ Il caso Esselunga: il contestato ipermercato del centrodestra nato sull’idea dell’Ipercoop del centrosinistra ( http://bit.ly/1t3XSFW ). A metà estate arriva la proposta-Frankenstein di “risolvere” i problemi innestando l’iper sull’area del cantiere infinito di piazzale Mondadori ( http://bit.ly/1B9AdHo ).

➥ Poi c’è l’area ex-ceramica abbandonata e il cantiere del palagiustizia (centrosinistra) poi cittadella dei servizi (centrodestra) di Fiera Catena: anche qui degrado, cemento. Uno spazio per topi e rane; ne abbiamo parlato insieme alle ipotesi di apertura del cantiere del progetto ex lago-Paiolo: nonostante manifestazioni e la raccolta di migliaia di firme dopo anni riemerge la voglia di cementificare 110mila ettari di verde, ma con parti politiche inverse ( http://bit.ly/Z5rTdU ).
Senza contare la “valle dei templi” abbandonati di Valdaro e le grandi fabbriche chiuse che completano la vista del turista festivaliero.

➥ In tutto questo ci sono anche esempi positivi: a Lunetta cittadini e associazioni collaborano da tempo al miglioramento dal basso del quartiere e, senza tante parole, insieme, abbiamo avviato la riqualificazione e la messa in sicurezza di un altro mostro edilizio: il cantiere #exCemi ( http://bit.ly/1tWcl7D ).

Per noi la priorità è ripartire da questi problemi: la città, i quartieri e tutti i loro abitanti non possono aspettare oltre.

Frankenstein Jr. in via Roma?

frankenstein junior mantovaForse è il caldo agostano, ma qualcuno ha davvero proposto di innestare il contestato ipermercato Esselunga sul cantiere infinito di piazzale Mondadori, la vergogna a cielo aperto di Mantova. Una città che dispone di un numero ab-norme di centri commerciali (e un numero crescente di spazi commerciali medi e grandi chiusi o inutilizzati nei quartieri) non necessita di un nuovo grande supermercato; intorno al progetto Esselunga si è mossa (fin dal progetto del 2004) una operazione ideologica che abbiamo contrastato e analizzato in un dossier.
Piazzale Mondadori è ancora lì con il suo cantiere marcescente a dimostrare il fallimento di una idea di città basata su cemento e grandi affari. Otto anni senza più una autostazione e con un buco nella città che, anche se completato, porterebbe solo nuovo cemento e vetrine presumibilmente vuote ( qui un nostro approfondimento). Tra un progetto e l’altro sono passati tre Sindaci e due Presidenti di Provincia: nessuno ha chiesto scusa alla città per questo scempio.
Il centrosinistra che propose una coop al posto del palazzetto dello sport e che lo svendette ai privati non può e non vuole fare vera opposizione alla destra che sostiene il progetto Esselunga (ma che, dieci anni fa, vantava posizioni meno favorevoli a nuovi insediamenti commerciali). Allo stesso modo nessun attuale consigliere comunale si è opposto al piano di piazzale Mondadori e, così, questo continua a sprofondare nell’acquitrino della vergogna.
Oggi si sente parlare di una operazione Frankestein a dir poco demenziale che vorrebbe risolvere un problema innestandogli un altro problema. La città è devastata: pensiamo sia necessaria una politica seria di rilancio della vita commerciale dei quartieri e del centro basata sul piccolo commercio e sulle necessità dei cittadini e non su quelle di speculatori e grandi catene commerciali. Lo stesso pantano di piazzale Mondadori, con il cantiere costruito a metà, andrebbe ripensato come spazio e come utilizzo all’interno del tessuto urbano. Non proponiamo sogni o utopie, ma percorsi che partono dal buonsenso e dall’interesse del bene comune dei cittadini.