MANTOVA: LAVORO SOTTOPAGATO TRAVESTITO DA “STAGE”

MANTOVA: LAistitutVORO SOTTOPAGATO TRAVESTITO DA “STAGE”
in via Roma si riesuma una formula regionale che “istituzionalizza” la precarietà

Quando il Comune di Mantova ha annunciato progetti di politiche attive del lavoro abbiamo subito avanzato proposte precise per evitare che si ripetessero i fallimenti del passato, frutto di scelte che hanno puntano all’aumento della precarietà e del lavoro sottopagato. Purtroppo siamo rimasti inascoltati.

Le politiche attive del lavoro degli ultimi anni stanno rendendo sempre più strutturale la precarietà, plasmando la persona per abbatterne le aspettative e i diritti, e renderla merce a basso costo con lavori sottopagati e “freejob”. La disoccupazione sul territorio mantovano, al netto delle statistiche che definiscono occupato chi lavora per pochi voucher a settimana, ha ormai superato il 10% con una crescita preoccupante della fascia tra i 24 e i 34 anni. Oggi molte, troppe realtà imprenditoriali offrono “stage” per poche centinaia di euro e senza tutele. Invece di una proposta radicalmente alternativa, il Comune di Mantova importa il format già visto con “Garanzia Giovani” che, dietro alla formula del “tirocinio formativo”, nasconde altre storie di lavoro sottopagato.

Della “paghetta” mensile di 500 euro prevista per i tirocinanti, 200 euro li metterà la Regione e 300 l’ente Comunale: con questo sistema il privato potrà contare su lavoro a costo zero per 4/6 mesi pagato esclusivamente con i soldi dei contribuenti. Tutto questo per creare “occupabilità” e non occupazione reale: l’amministrazione ha già messo le mani avanti abbassando le stime sui risultati previsti per i 130 tirocinanti. Dopo i contratti precari, i voucher, gli studenti in alternanza scuola-lavoro, gli stage con (o senza) il rimborso spese e Garanzia Giovani, ora si aggiungo i “tirocini” del Comune: perché mai un imprenditore dovrebbe assumere qualcuno/a con un contratto equo quando può contare su tutte queste possibilità di assumere manodopera a basso (o bassissimo) costo? Chi ha più di 29 anni o non rientra in questi “programmi” si ritrova a dover competere in un mercato del lavoro stagnante e che obbliga a dover barattare i diritti per paghe al ribasso.

Oggi la precarietà dilaga e diventa sfruttamento dove c’è un bisogno disperato di lavoro; per questo da una amministrazione di centrosinistra sarebbe stato lecito aspettarsi qualcosa di diverso rispetto all’esistente: una paga più consistente per il giovane lavoratore (anche oltre i 29 anni), senza offrire manodopera a costo zero alle aziende, unitamente ad un progetto di ampio respiro per garantire l’occupazione. Con questi “tirocini formativi”, purtroppo, assistiamo invece ad una pericolosa istituzionalizzazione della precarietà.

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Digressione

La totale deregulation a cui sono sottoposti le lavoratrici e i lavoratori della grande distribuzione non è segno di modernità e di progresso, ma il sintomo di un arretramento nel campo dei diritti. Mentre in Italia alcune feste religiose e laiche, tra cui quella dei lavoratori, vengono sacrificate per un pugno di scontrini in più, nella maggior parte dei paesi europei vige il principio dell’apertura domenicale e festiva per deroghe; una regolamentazione ragionevole per tutelare lavoratori, piccolo commercio e consumatori.

L’attacco ai diritti dei lavoratori della grande distribuzione dura da tempo e ora, nel nome della crisi, viene consentita, potenzialmente, l’apertura 365 giorni all’anno e 24 ore su 24. Ciò non agevola certo i negozi del piccolo commercio per i quali la scelta di rimanere aperti si traduce in grandi sacrifici economici e spesso all’impegno diretto dei titolari.

Ma la proprietà del Fashion District, come altri centri commerciali, ha deciso di sfruttare i benefici legislativi di liberalizzazione proponendo nuove aperture che cancellano le varie festività laiche e prospettando, per l’estate, un’apertura fino alle ore 21.00.
Per le lavoratrici e per i lavoratori, opporre resistenza a questa situazione diventa difficile: i numerosi contratti a tempo determinato da rinnovare di volta in volta sono, specialmente per chi ha anche affitti e rate da pagare, una spada di Damocle che fa accettare condizioni di lavoro al ribasso.
Il lavoro non può trasformarsi in ricatto e le ragioni del consumo non possono essere più importanti dei diritti delle persone.
Come cittadini, occupati e non occupati, diamo piena solidarietà a tutte e tutti i dipendenti del Fashion District, così come a quelli di quei centri commerciali che vengono aperti il primo maggio, giorno di festa e di riflessione sul lavoro. Come consumatori consapevoli vogliamo aggiungere una forma di sostegno in più: non faremo acquisti in quel giorno. Per affrontare la crisi è necessario ridefinire un nuovo modello di consumo che non prescinda dal rispetto dei lavoratori.
Vogliamo invitare tutti quanti a unirsi a noi, specialmente chi lavora e sta pagando una crisi di cui non ha colpa, ad essere solidali con i dipendenti della grande distribuzione: boicottiamo le strutture che aprono in date considerate “festive” perché la proprietà capisca che non ha nulla da guadagnarci a tenere aperto in queste giornate caratterizzate solo da iper…sfruttamento.

“Un torto fatto a uno è un torto per tutti“

eQual

Il lavoro è un diritto, ma non ad ogni costo

Boicotta chi sfrutta: Primo maggio di lotta al Fashion District

Dopo l’incursione digitale di sabato sulla pagina facebook dell’Outlet di Bagnolo San Vito, eQual ha effettuato un’altra serie di azioni creative, questa volta sul campo, al Fashion District di Bagnolo San Vito. Il gruppo ha collocato sotto ai cartelli stradali nei pressi del centro commerciale alcuni cartelli segnaletici con le scritte “sfruttamento” e uno con l’invito a “boicottare chi sfrutta non comprando in questa giornata”.

Successivamente, insieme ad altri attivisti di alcune forze politiche di città, sono stati distribuiti ai clienti che entravano nel centro dei cartellini con la scritta “Il lavoro è un diritto, ma non ad ogni costo. Sostieni i lavoratori e boicotta chi li sfrutta: oggi non comprare nulla” con sopra impresso un singolare prezzo “0 euro” per sottolineare che la dignità del lavoro non è in vendita e invitare cosi a non fare acquisti durante la giornata.
Una forma di protesta nel solco della campagna contro la decisione di tenere aperto il primo maggio; la festa dei lavoratori dovrebbe essere un giorno festivo e di riflessione sul lavoro per tutti. Con l’estrema deregulation degli orari di apertura, questa ricorrenza viene sacrificata per un pugno di scontrini in più. Per le lavoratrici e per i lavoratori, opporre resistenza a questa situazione diventa difficile: i numerosi contratti a tempo determinato da rinnovare di volta in volta sono, specialmente per chi ha anche affitti e rate da pagare, una spada di Damocle che fa accettare condizioni di lavoro al ribasso.
La posa dei cartelli di questa mattina e la distribuzione dei “cartellini dei prezzi” sono iniziative di solidarietà diretta ai lavoratori e alle lavoratrici del fashion district. L’invito di eQual a tutti i cittadini occupati o inoccupati è quello di solidarizzare con i dipendenti dell’outlet e di tutti i centri della grande distribuzione, boicottando queste strutture quando tengono aperto in giornate festive.

“Un torto fatto a uno è un torto per tutti”
eQual

Incursione digitale nella pagina fb del Fashion District

Clicca sull'immagine per vedere l'ingrandimento Questa mattina eQual ha realizzato una “incursione digitale” sulla pagina Facebook del Mantova Outlet. Una forma di protesta virale contro la decisione di tenere aperto il primo maggio che sta girando per la rete. Gli attivisti del gruppo si sono messi come“immagine del profilo” su Facebook una lettera; una volta organizzati sono andati sulla bacheca del bersaglio (il fashion district) postando commenti e costruendo in verticale la parola “riposo”.
Il primo maggio dovrebbe essere giorno di festa e di riflessione sul lavoro per tutti mentre invece, con l’estrema deregulation degli orari di apertura, viene sacrificato per un pugno di scontrini in più. Per le lavoratrici e per i lavoratori, opporre resistenza a questa situazione diventa difficile: i numerosi contratti a tempo determinato da rinnovare di volta in volta sono, specialmente per chi ha anche affitti e rate da pagare, una spada di Damocle che fa accettare condizioni di lavoro al ribasso.
L’azione creativa di questa mattina è una iniziativa di solidarietà diretta ai lavoratori e alle lavoratrici del fashion district. L’invito ulteriore di eQual a tutti i cittadini occupati o inoccupati è quello di solidarizzare con i dipendenti dell’outlet e di tutti i centri della grande distribuzione, boicottando queste strutture quando tengono aperto in giornate festive.
Un torto fatto a uno è un torto per tutti