Roncoferraro: scritte neonaziste contro i richiedenti asilo

ausLa guerra tra poveri la vincono sempre i ricchi e i loro burattini. Disinneschiamola!

A Casale di Roncoferraro a giorni arriveranno 15 richiedenti asilo. Nonostante il lavoro di informazione e di rassicurazione messo in atto dal Comune, c’è chi è già pronto a soffiare sulle paure dei trecento abitanti della frazione. Sul muro dell’ex ristorante che diventerà casa per questa decina di persone è comparsa una inquietante scritta in tedesco. I soliti neonazisti che usano la guerra tra poveri per giocare alla “razza pura” aiutando quel sistema che fingono di contrastare.

Abbiamo denunciato più volte, e non smetteremo di farlo, l’esistenza di un sistema di speculazione e sfruttamento sulla questione immigrazione. Il “sistema di accoglienza” è allo sbando per la sua stessa natura: uno Stato che vive di emergenze e che “esternalizza” ad enti privati la gestione delle vite di migliaia di richiedenti asilo è uno Stato fallimentare. Sono diversi ormai i casi di “finte cooperative” che con questa situazione hanno risanato i propri debiti e che sfruttano il lavoro di operatori e operatrici; sono magari gli stessi enti “caritatevoli” che per farsi una faccia presentabile poi trovano qualche lavoretto a voucher per gli ex-richiedenti asilo o mettono in piedi feste (multi)etniche, magari sfruttando la generosità di realtà solidali del territorio. In poche parole, solo qualche briciola di tutto questo arriva in tasca ai capri espiatori di questa macchina infernale che, pare quasi vero, sembra architettata per creare fratture sociali alimentate da media complici e politici sciacalli.
La scritta in tedesco “via gli stranieri” apparsa nel territorio di Roncoferraro mostra esattamente chi è il burattino  del nemico: i neonazisti e i loro simili che quando attaccano a parole il “business dell’immigrazione” puntano solamente a fomentare odio nei confronti dell’ultimo anello della catena politico-economica.
La crisi economica, sociale e politica sta però colpendo in egual modo lavoratori italiani e stranieri, i disoccupati, i pensionati etc. Per contrastare neonazisti e forze “democratiche” che inneggiano ad espulsioni di massa giocando con le paure delle persone, serve un cambiamento radicale dell’esistente, a partire dalle sicurezze sociali: lavoro, diritti, sanità, istruzione, beni comuni e democrazia; parole che suonano eretiche in questo sistema ingiusto e corrotto. Solo con la giustizia sociale possiamo disinnescare la guerra tra poveri.

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La paura dell’uomo nero

quomoneroguerra tra poveri: come e perché e a chi fa comodo

Ogni giorno la nostra vita è inquinata da casi di cronaca, bufale e boiate di propaganda che mescolano lavoratori stranieri, immigrati e richiedenti asilo: dai media e dalle invettive politiche emergono solo criminalità, falsità atroci, omissioni e buonismo scadente con l’unico risultato di aumentare la percezione di insicurezza e scatenare la guerra tra poveri. Noi non ci vogliamo adeguare alla corrente e preferiamo dire due o tre cose meno di comodo, ma sicuramente più utili a comprendere di cosa si sta parlando e preparare gli antidoti al veleno quotidiano.

In Italia oggi ci sono 5 milioni di immigrati provenienti da tutto il mondo e di diverse religioni. Alcuni sono simpatici, altri meno, ma il dato incontrovertibile è che 2.300.000 di loro sono lavoratori e lavoratrici, quasi mezzo milione sono i disoccupati; 800.000 i minorenni scolarizzati. 500.000 sono i piccoli imprenditori, commercianti e autonomi. Tra i lavoratori sono maggiormente diffuse le occupazioni nell’industria, nella logistica e ancora di più nell’agricoltura. Nelle campagne, anche nelle nostre, si registrano diversi casi di caporalato e sfruttamento da parte di imprenditori italiani. Gente che lavora come noi e che dobbiamo definire non in base al colore della pelle e della religione, ma per il fatto che viviamo la stessa crisi; semplicemente “lavoratori stranieri”.

Chi sbarca in Italia dopo essere sopravvissuto a viaggi disumani (gestiti da un traffico mafioso di scafisti) è sempre e comunque un essere umano come tutti noi: non ci sono i “negri in catene” che arrivavano secoli fa alla corte dell’uomo bianco e come noi italiani possono essere onesti e simpatici o degli emeriti cialtroni, provengono da zone povere e in guerra o ricche ma corrotte fino al midollo; per questo non ci stiamo alle generalizzazioni tipo “immigrati di merda” o solo “poveri fratelli migranti”.  Sicuramente finire tra le grinfie di un circuito economico pieno zeppo di errori che ne cura l’accoglienza non alimenta la solidarietà degli italiani e non incoraggia alla fiducia gli ultimi arrivati.

Lo diciamo da tempo e lo ripetiamo che uno stato che privatizza (anche) l’accoglienza, che crea un sistema di arricchimento per pochi soggetti privati, di sfruttamento lavorativo per tanti operatori e che lascia solo delle briciole agli ultimi anelli della catena, ovvero i richiedenti asilo, non è “buonismo di sinistra”,  ma un vigliacco “affarismo di destra; chiunque faccia profitto sull’emergenza profughi o chi ci si infila solo per raccattare soldi e visibilità fa schifo tanto quanto i buffoni neonazisti che ci fanno sopra campagna politica con petizioni, presìdi e altre boiate che colpiscono il richiedente asilo e non tutto il circuito economico. E sia chiaro che entrambe le categorie sono nemiche dell’uguagalianza, della solidarietà e della giustizia sociale.

Ed è pur vero che c’è la criminalità, ci sono i “clandestini” e ci sono i problemi nelle periferìe: proprio perché abbiamo toccato con mano questi problemi, vogliamo dire anche qui due cose molto semplici. Con leggi infami come la Bossi-Fini se un lavoratore straniero che ha faticato per due mesi o dieci anni e perde la sua occupazione, in breve tempo diventa anche clandestino e, per finire nel lavoro nero o tra le grinfie della criminalità, il passo è veramente breve. Tra i milioni di immigrati ci sono sicuramente anche sbandati e piccoli criminali, ma questa –cascasse il mondo- è una minoranza della minoranza continuamente amplificata dai media e da certa politica: indovinate voi il perché. La politica che da decenni è tutta intenta a privatizzare e distruggere lo stato sociale, nel frattempo ha creato le condizioni per sbattere tutti gli immigrati nei quartieri più difficili in modo da creare veri e propri ghetti dove il disagio sociale si fa sentire con più forza: nel disagio e nella ghettizzazione sociale vanno a pescare proprio i radicalismi dei fascio-islamici dell’Isis come i neonazisti di casa nostra.

La crisi economica, sociale e politica sta però colpendo in egual modo lavoratori italiani e stranieri, i disoccupati e i pensionati senza confini di provenienza o di religione. Visto che il problema parte tutto da economia, lavoro e guerra (bombardamenti, esportazione armi, sostegno a dittature corrotte “amiche”) basterebbe questo spaccato orgogliosamente “di classe”  per prendere insieme la rincorsa da sinistra,  ribaltare tutta la retorica che alimenta una lurida guerra tra poveri e colpire finalmente speculatori, banchieri, padroni e politicanti che sfruttano e rubano il futuro a questo paese.
Vogliamo la sicurezza e per ottenerla non servono “stati di polizia”, ma vanno fermate le guerre, la vendita di armi ed il sostegno a dittatori come Erdogan. Vogliamo la sicurezza sociale e per farla serve una politica di welfare che procuri sanità, istruzione, case e una accoglienza slegata dal profitto di pochi: rompendo così con decenni di tagli e privatizzazioni bipartisan.

È ora, prima che sia troppo tardi.

Appello: No alla guerra tra poveri, no al nuovo fascismo

Steffi-Reichert_CC-BY-NC-ND-2.0-630x420L’estrema destra neofascista mantovana da più di un decennio è sempre stata marginale, frammentata e politicamente nulla. Per anni si sono alternate decine di sigle, tra partitini e movimenti, composte sempre dalle stesse persone. La crisi economica, sociale e politica sta però colpendo in egual modo lavoratori italiani e stranieri, i disoccupati, i pensionati etc. Storicamente, una guerra tra poveri che divide non su base sociale ma sull’etnia e sulla nazionalità è uno strumento di chi comanda per dormire sonni tranquilli. A quel punto spuntano fuori camicie nere vecchie e nuove che fanno il loro lavoro: burattini sciocchi e violenti del sistema.
Con queste premesse è nata “Mantova ai Virgiliani”, una sigla definita “apartitica”, ma che è saldamente in mano alle varie anime dell’estrema destra mantovana. Le foto , i riferimenti e i post sui social network dimostrano che questa “protesta dei mantovani contro i profughi” ruota intorno a militanti (di ieri e di oggi) del partito neofascista Forza Nuova e al gruppo di naziskin del Basso Mantovano. I richiedenti asilo e l’insicurezza sociale sono solo un pretesto per tornare alla ribalta, anche camuffati: eppure tra questi “semplici cittadini” ci sono gli stessi estremisti organizzatori dell’assalto alla manifestazione di Arcigay del 2013, i responsabili di ripetuti vandalismi alle sedi di realtà democratiche, provocazioni e aggressioni notturne. La loro natura è emersa chiaramente durante la manifestazione alla Virgiliana di fine agosto: un raduno neonazista in un quartiere di Mantova con ingenti arrivi di militanti di Casapound e Forza Nuova dalle province limitrofe. Un tentativo in grande stile di aprirsi un varco politico, cercare nuovi simpatizzanti tra i cittadini e, parlano le cronache, creare tensione e cercare lo scontro. E ci riprovano: già da ora è stata lanciata una manifestazione di “Mantova ai Virgiliani” in pieno centro cittadino per il 21 novembre. Non siamo dunque davanti al volantinaggio isolato di qualche gruppetto nostalgico, ma alla chiamata generale per una manifestazione fascista in città, benché camuffata.

Riteniamo che manifestazioni di questo tipo non debbano e non possano tenersi sul suolo cittadino; a maggior ragione a pochi metri dalla lapide che ricorda il sacrificio di Giuseppina Rippa, la lavoratrice marmirolese uccisa dai nazisti nel 1943. Come forze sociali che portano avanti i valori di libertà, uguaglianza e solidarietà, chiediamo dunque al Sindaco di Mantova, di adoperarsi perché Mantova non si trasformi di nuovo in un palcoscenico per neofascisti di ogni specie.

 

 

Adesioni (aggiornate 11 novembre)

A.N.P.I
Associazione eQual
Emergency Mantova
Arci Mantova
Servizio Civile Arci
Fiom – Mantova
Fit- Cisl – Mantova
Augman
Libertà e Giustizia – Mantova
Centro Bruno Cavalletto
Arcigay “La Salamandra” – Mantova
Sinistra Ecologia e Libertà – Mantova
Spazio sociale LA Boje!

Vanno in scena i burattini del potere

IMG-20150827-WA0000Meno di una settimana fa denunciavamo il fatto che la manifestazione “Mantova ai Virgiliani” fosse solo un becero tentativo dell’estrema destra neofascista di infiltrarsi nella città capoluogo facendo da cani da guardia di un sistema ingiusto e corrotto. I fatti di mercoledì sera confermano pienamente questa tesi.

Oltre cento persone hanno manifestato a Virgiliana contro i profughi: bastava guardare le immagini di Rete4 o le foto online per capire che per organizzare questa “calata” Forza Nuova e gruppi neonazisti vari hanno dovuto chiamare a raccolta tutti i camerati disponibili ripetendo quanto già fatto in altre città. In questa “Mantova ai Virgiliani” c’erano esponenti e militanti provenienti dal Veneto, da Brescia, da Cremona e “semplici cittadini” provenienti dai noti “quartieri mantovani” come Medole, Guidizzolo, dalla Bassa e pure qualche emiliano; ovviamente era presente anche il camerata “istituzionale” De Marchi con i suoi lacchè che però se l’è svignata ed è stato contestato dall’ala più oltranzista dei manifestanti. Mimetizzati in mezzo alla fascisterìa varia, c’erano anche alcuni cittadini.

E visto che erano finalmente in tanti hanno provato a inscenare l’ennesima smargiassata violenta: raggiungere la struttura che ospita una ventina di richiedenti asilo. Stesso canovaccio (e alcune stesse facce) di quando diedero l’assalto al matrimonio gay nel 2013 davanti al castello di San Giorgio. Questo anche perché quando non ci sono i “rinforzi” da fuori Mantova, i pochi e sfortunati squadristi locali scrivono sui muri di notte, cercano visibilità sui giornali, fanno provocazioni o, al massimo, aggrediscono chi non la pensa come loro.

E lo stare in posa davanti alle telecamere di Rete4 è la conferma ultima di voler essere gli utili idioti di un sistema malato. La crisi economica, sociale e politica sta colpendo in egual modo lavoratori italiani e stranieri, i disoccupati, i pensionati etc. Storicamente una guerra tra poveri che divide non su base sociale ma sull’etnia e sulla nazionalità è uno strumento di chi comanda per dormire sonni tranquilli: e a quel punto spuntano fuori camicie nere vecchie e nuove che fanno il loro lurido lavoro e si mettono in posa per le telecamere dei talk-show serali. Come mercoledì sera. Burattini sciocchi e violenti del sistema, niente di più.

Già nei giorni precedenti si poteva prevedere che, quella dei fascisti, sarebbe stata una mossa politica esclusivamente mediatica con loro come protagonisti in lotta contro una ventina di profughi e chi li ospita e tutti gli altri relegati a ruoli secondari: gli “scontri” avvenuti con in testa anche noti dirigenti di Forza Nuova certificano la teatralità dell’operazione.Adesso è tutto più chiaro, per tutti: non esistono fantomatici “semplici cittadini” ma in campo abbiamo forze fascio-leghiste che vogliono organizzare in politica le insicurezze sociali delle persone (abilmente alimentate dai media) per dirottare l’attenzione e il malessere lontano “dal manovratore”. Da vigliacchi lo fanno su un tema delicato e complesso che necessiterebbe di molta coerenza e competenza: perché si parla delle vite umane dei richiedenti asilo, più in generale della dignità dei lavoratori immigrati e, in modo inscindibile, di quella dei lavoratori italiani. Invece che i “barconi”, dobbiamo imparare a respingere in modo efficace un sistema di accoglienza pieno di falle e con ancora più forza l’infezione dell’odio e della guerra tra poveri che qualcuno sta diffondendo come una peste per dividerci, disumanizzarci e fare il gioco di chi sfrutta e comanda.

Accoglienza profughi: tra affarismo e burattini del sistema

11219105_10152998131716135_2299349560650595855_nPossono definirsi come semplici “cittadini” o confermare di essere la solita cricca neonazista, ma sono e rimangono dei burattini di un sistema ingiusto.

Dietro l’ennesima sigla camuffata (stavolta “Mantova Ai Virgiliani”) c’è un nuovo tentativo dell’estrema destra neofascista di insediarsi nel capoluogo, ovvero realizzare quello che in più di dieci anni non è mai stata capace di fare. Il tema ‪‎immigrazione‬, mescolato alla questione profughi/accoglienza, serve per provare a speculare politicamente su problematiche concrete e non semplici, anche se, alle varie componenti del neofascismo mantovano (perlopiù piccole cricche di paese o lacché di qualche noto politico), tutto questo non interessa.

A forza di additare come “buonista di sinistra” chiunque si opponga ai proclami inquietanti che accomunano ‪‎Salvini‬ e i vari estremisti in cerca di gloria, è mancata tutta una serie di ragionamenti che delineano invece un pietoso “affarismo di destra” dietro all’emergenza profughi. Manca una riflessione sul fatto che questo “sistema di accoglienza” sia allo sbando per la sua stessa natura: perché uno Stato che vive di emergenze e che “esternalizza” ad enti privati la gestione delle vite di migliaia di richiedenti asilo è uno stato fallimentare. Già dopo l’emergenza profughi del 2011, il sistema organizzato dal Ministro dell’Interno Roberto ‪‎Maroni‬ iniziava ad essere travolto da scandali in cui più di un “benefattore” venne beccato a sfruttare l’emergenza per arricchirsi. L’accusa di assistere ad un conclamato “affarismo” è generalizzata, certo e ci sono anche casi estremamente positivi, ma questo sistema va combattuto per le storture che ha messo in campo: dalla gestione statale delegata ad enti privati in crisi che trovano una nuova ricchezza, fino a finte cooperative che con questa situazione hanno risanato i propri debiti e che, succede, sfruttano i propri operatori e operatrici. Solo qualche briciola di tutto questo arriva in tasca ai capri espiatori di tutta questa macchina infernale che, pare quasi vero, sembra architettata per creare fratture sociali alimentate da media complici e politici sciacalli.

Anche da noi c’è chi, per il proprio tornaconto politico, cerca di cavalcare le insicurezze generali attaccando un hotel il cui servizio di accoglienza ha le ore contate e una manciata di richiedenti asilo che probabilmente non si rendono nemmeno conto della situazione. E colpendo l’ultimo anello di una lunga catena di interessi politico-economici dimostrano di essere come burattini, gli “utili idioti” di un sistema sballato, corrotto e ingiusto.

La prima risposta è iniziare a dire le cose come stanno, criticando le storture non con la voce gradassa da squadristi mancati, ma con la forza dei dati reali, del buonsenso e di un sentimento realmente solidale: di questi tempi è una sfida difficilissima, ma nessuno ha mai detto che sarebbe stata una passeggiata.

Profughi: un grande inganno

profughiQuando si parla dei “profughi” si sentono risuonare le solite campane: quella del buonismo solidarista, giusta ma incompleta e quella più scorretta e volgare che alza muri e mira fomentare odio. Non serve “parteggiare” o meno per questi ragazzi, ma avere l’obiettività di leggere i dati e aprire riflessioni serie.
Ogni volta viene ricordato che “ci sono soldi per i profughi e non per i pensionati e i precari”: a conti fatti però qualcosa non torna. L’Italia di Berlusconi e Maroni aveva stipulato patti internazionali con la Libia che trasferirono qualcosa come 250 milioni di euro l’anno nelle casse del dittatore Gheddafi per aprire “spazi” commerciali alle grandi imprese italiane. Un sostegno indiretto ad una dittatura terminale che costringeva centinaia di migliaia di disperati a vivere in lager ai confini della nazione con il sogno di una vita diversa.Venne la guerra e l’Italia, come spesso accade, voltò le spalle al suo “alleato”. Si riversarono in Italia migliaia di profughi: molti di loro lavoravano stabilmente in Libia, ma provenivano da altre regioni africane; fuggivano perché per la loro pelle scura potevano essere riconducibili alle truppe mercenarie di Gheddafi.
Il ministro Maroni, quello con “la Lombardia in testa”, organizzò la gestione dell’emergenza: dall’obbligo di richiesta di asilo, che gettò migliaia di profughi in un limbo amministrativo e psicologico, agli oltre 520 milioni di euro alla protezione civile, perché gestisse lo smistamento e il sostentamento dei disperati in arrivo tramite la scelta di “soggetti attuatori” e l’individuazione di “soggetti gestori” tramite una rete privata e senza controlli. Ad oltre un anno e mezzo dall’inizio della “emergenza”, le cronache e le inchieste giornalistiche in tutta Italia sono piene di scandali e di casi in cui più di un “benefattore” è stato beccato a sfruttare l’emergenza per arricchirsi. Le cronache locali sono state altresì riempite da grandi articoli quando i profughi hanno dato in escandescenza per un menù troppo rigido (arrivando in alcuni casi a montature giornalistiche) mentre i tentativi di integrazione e le ore di formazione per riuscire a diventare attori  protagonisti del proprio futuro e soggetti attivi qui o altrove hanno meritato solo piccoli trafiletti. Quasi mai abbiamo sentito la loro voce per sapere chi sono, da dove vengono, la loro storia e i loro sogni: delle ombre senza voce. Una operazione in cui i vari fascio-leghisti hanno avuto gioco facile nel continuare la propria propaganda di oGheddafi-Berlusconi-638x425dio.
Dai trattati italo-libici alla mala-gestione dell’emergenza profughi hanno preso il volo miliardi di euro, finiti non di certo nelle tasche di quei ragazzi: a loro solo qualche scampolo di solidarietà e qualche euro al giorno. A tutti noi, vittime insieme a loro di questo raggiro, continuano ad essere propinate falsità e invettive di odio da parte di chi si è mangiato soldi di stato, magari investendo in diamanti in Tanzania o comprando lauree in Albania. Le solite strategie di chi vuole far dirottare attenzione e capacità critica: nessuno alza la voce per denunciare la  frode del Fiscal Compact, delle “nazionalizzazioni” dei soli debiti  delle banche e della svendita del patrimonio pubblico, che rappresentano il sostegno ad un sistema economico fallito che, al pari degli aiuti ad un dittatore, continuiamo a pagare pesantemente noi cittadini, giovani,  lavoratori,  studenti,  pensionati. Sono vagonate di soldi che se redistribuite in modo diverso garantirebbero la stabilità per la maggioranza delle persone. In questa situazione, come italiani, non serve essere meramente solidali con i profughi: servirebbe il buongusto di incontarli e chiedere loro scusa. Scusa per non aver capito o per aver taciuto, provando a sentirci un po’ tutti responsabili per quello che il nostro Paese non ha fatto e capire finalmente che, solo uniti, si possono cambiare i rapporti di  forza economici, sociali e politici che ci hanno condotto in questo vicolo cieco.

eQual