UN PARCO DI MILLE COLORI 2^ EDIZIONE

parcomillecoloriGiochi di gruppo, colori, una sana merenda, musica, laboratorio su api e semi hanno riempito il parco di San Benedetto Po lo scorso sabato in occasione dell’iniziativa promossa dai volontari e le volontarie del GAS Il Filo di Paglia, progetto dell’associazione eQual.

Una proposta concreta per stimolare la curiosità, il dialogo,la partecipazione dei bambini e dei genitori alla vita condivisa del parco e alla cura dei beni comuni: sono nate proposte per il futuro che sottoporremo agli altri genitori e alla cittadinanza, abbiamo seminato insieme prospettive per rendere migliore il parco a beneficio di tutti. Siamo convinti che dai piccoli come dai grandi problemi se ne esca insieme costruendo dialogo, solidarietà e coltivando il cambiamento.

Ringraziamo di cuore le mamme, i papà, i volontari, gli artisti, gli attivisti, le associazioni che hanno contribuito a realizzare questa giornata, ma soprattutto i bambini che ci hanno arricchiti con i loro sorrisi, le loro domande e la loro curiosità.

Rimanete collegati a questa pagina e a quella del GAS il filo di paglia per le prossime iniziative.

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Lunetta: i cittadini si riprendono un pezzo di città

rigeneralunetta[Associazioni e abitanti uniti per riscattare dal degrado un’area abbandonata da una speculazione edilizia vecchia di 15 anni]

C’è chi ci ha messo una giornata di lavoro. C’è chi ha prestato le attrezzature, altri ancora hanno donato qualche soldo per comprare guanti e benzina per i decespugliatori. Gli abitanti dei palazzi confinanti ci hanno offerto il pranzo, altri ci hanno allungato una bottiglia di vino e il caffè a metà mattina mentre la titolare della pasticceria di Lunetta è arrivata con paste offerte per tutti. Ieri abbiamo avuto la dimostrazione concreta che se si condividono gli obbiettivi e ci si organizza nulla è impossibile.

Insieme ai compagni e compagne di lavoro del Comitato Cittadino “Peter Pan” LunettaFrassinoVirgiliana, Associazione LIBRA e RE-MEND_Progetti di Rigenerazione Urbana e Architettonica abbiamo iniziato a strappare al degrado un altro pezzo importante del quartiere che era stato prima trasformato in un cantiere da una speculazione edilizia e poi abbandonato per molti anni. Abbiamo toccato ancora una volta con mano il risultato di scelte politiche che hanno favorito interessi privati contrari al benessere dei cittadini e dei lavoratori.

La realtà però si può cambiare con l’impegno di tutti/e: sia con iniziative condivise dal basso come il recupero del cantiere SAE di via Cadore sia controllando e agendo per affermare il diritto alla città e il benessere della collettività.

Tutti giù per terra!

umwelt QTUTTI GIÙ PER TERRA!
Un ciclo di eventi che parte dalla terra e ritorna alla terra.

Cene, incontri e approfondimenti per conoscere e far crescere una resistenza che si combatte ogni giorno: dai contadini che si riappropriano degli antichi saperi ai movimenti ambientalisti che difendono la salute e il territorio dagli appetiti degli speculatori, dalla gestione dei rifiuti nei comuni virtuosi fino ad arrivare a chi sta ripensando alla giustizia ambientale come all’altra faccia della giustizia sociale.

Tutte questioni che ormai non si possono più etichettare solo come “ambientaliste”, ma che pongono domande che riguardano la richiesta di democrazia e partecipazione reali, il conflitto tra lavoro e salute, l’utilizzo dei fondi pubblici, il destino delle economie di interi territori e il significato stesso di “abitare la Terra”.

In questi anni abbiamo combattuto in prima linea per difendere il “diritto alla città” da speculazioni edilizie e svendita del patrimonio pubblico, contro grandi opere inutili che devastano il territorio e si mangiano la campagna, contro chi cancella leggi e regolamenti (es. Sblocca Italia) per lasciare campo libero a centrali, discariche e trivellazioni private. Anche in queste battaglie abbiamo sperimentato come solo uniti, organizzati e preparati si può davvero pensare di vincere.

Con il ciclo “TUTTI GIÙ PER TERRA!” vogliamo mettere in comune questo patrimonio, non in un luogo, ma dentro un percorso di formazione collettiva in cui condividere esperienze, idee e pratiche per leggere, interpretare e trasformare radicalmente l’esistente.
Si parte con i primi due eventi del 2015:

Sabato 21 novembre – LE MANI NELLA TERRA

ore 19:30 | Arci Primo Maggio – San Benedetto Po, via Trento 6

Cena sociale a base di polenta e companatico stagionale (per prenotazioni: gruppoequal@gmail.com). A seguire esperienze a confronto per parlare di terra, dei suoi frutti e delle scelte del lavoro di chi la coltiva.
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Giovedì 3 dicembre – I RIBELLI DELLA TERRA – I “no” che aiutano a crescere.

ore 21:00 | Sala Consiliare, San Benedetto Po, piazza Folengo, 22

Quale è la situazione dei conflitti ambientali nel nostro paese? Quali conseguenze avrà la legge Sblocca Italia? Quali strumenti hanno a disposizioni i cittadini per difendere il territorio?

Con Domenico Finiguerra (sindaco di Cassinetta di Lugagnano (MI) dal 2002 al 2012, Comuni Virtuosi e Forum Salviamo il Paesaggio e Stop al Consumo di Territorio) e Marco Capelli del Comitato civico per la salute e l’ambiente di Moglia.

Una città da reinventare

imageLo sfitto commerciale in città sembra tornare al centro del dibattito cittadino: due anni fa, presentato il nostro dossier su casa/cemento e dopo avere partecipato al censimento di protesta “abbassate gli affitti”, la situazione appariva già chiara. Lo spopolamento del centro non era e non è solo questione di crisi economica, ma è leggibile come la risultante di più fattori concatenati: nell’ultimo decennio è stata perseguita la scelta, tutta politica, spontanea o indotta, di decentrare abitanti, negozi e istituzioni. Uffici pubblici ai margini della città, speculazioni edilizie (non solo) di tipo abitativo, pochi parcheggi e privati, più un numero abnorme di centri commerciali, hanno semplicemente esteso la superficie cittadina, stravolgendo, nei fatti, l’uso degli spazi urbani. Le case rimangono sfitte, gli antichi palazzi del centro restano spesso vuoti e abbandonati alle ingiurie del tempo, il passaggio ed il passeggio si spostano altrove e i negozi chiudono. Lo stesso volto del centro, quello delle botteghe e dei cinema storici, è stato colpito da una bizzarra idea di “modernità” sregolata che ha cancellato le tracce della storia recente di Mantova.

mantegnaoldNemmeno vent’anni fa il centro cittadino era attraversato dalle “vasche” di migliaia di mantovani e, dal grande evento all’associazione giovanile, si potevano trovare concerti musicali e attività persino in piazza Mantegna: tra centri commerciali luccicanti e divieti oggi siamo arrivati ad una piazza deserta e completamente video-sorvegliata; intanto anche grandi concerti (Arisa, Tiromancino etc.) vanno in scena nei non-luoghi, nel falso centro storico ricostruito all’Outlet a fini commerciali.
Chi ha voluto tutto questo? Chi ha fatto scelte suicide per i cittadini e per l’economia mantovana? Quello che abbiamo davanti è l’epilogo di un percorso lento e drammatico che, alla prova della crisi, è esploso fragorosamente in mille pezzi insieme ad una visione miope del centro storico e della città.

Solo guardando, nella loro interezza, ai mali che affliggono Mantova partendo dai sintomi e analizzando le cause storiche (e politiche), possiamo davvero ipotizzare una riappropriazione dello spazio urbano che sia di tipo nuovo: parliamo di percorsi integrati e partecipati di rilancio della città che devono interessare il pubblico, il privato, i cittadini, le associazioni e i commercianti, in un’ottica che non può più pensare solo all’interesse individuale (o privatistico) ma ad una visione reale di bene comune.

Serve il coraggio di cambiare rotta e di marcare una discontinuità rispetto agli ultimi quindici anni con idee, persone e competenze nuove: parliamo di concessioni temporanee di affitti speciali per l’avvio di nuove attività o per luoghi di aggregazione sociale (specie quelli di vicinato nei quartieri), sgravi per i giovani che intendono mettere su casa in centro, il recupero di edifici abitativi danneggiati, magari di proprietà pubblica, per darli da ristrutturare e poi da abitare a disoccupati tramite percorsi di autorecupero e coesione sociale già sperimentati in nord-Europa.

Tiriamoci su le maniche, perché c’è molto da lavorare, per Mantova.