Solidarietà ai metalmeccanici in sciopero

13029712_1088990974476557_8748808847060278009_oQuesta mattina abbiamo partecipato alla manifestazione di Mantova per lo sciopero dei lavoratori metalmeccanici. La lotta degli operai per il rinnovo del contratto riguarda tutti/e e l’adesione dalle varie fabbriche della provincia (Belleli, Cima, Bondioli&Pavesi, Zanetti, Piusi, Comer, Berman, Marcegaglia, etc.) è stata altissima.

In Italia e nel nostro territorio c’è chi si arricchisce sulle nostre spalle (portando pure i capitali all’estero) mentre i lavoratori sono costretti a subire le delocalizzazioni e l’aumento della precarietà (voucher e Jobs Act) e chi lavora fatica sempre di più per stipendi sempre più bassi. Provano in tutti i modi a dividerci, ma questo attacco violento non fa distinzioni tra lavoratori italiani o stranieri e colpisce anche l’istruzione, la sanità e i beni comuni. Per questo la solidarietà tra lavoratori di diverse categorie, ma anche tra studenti, pensionati e inoccupati diventa ancora più importante. È ora di dire basta e invertire la rotta contro l’arroganza del Governo e degli imprenditori-padroni partendo dalla difesa del contratto nazionale e dagli aumenti salariali. Per questo abbiamo partecipato allo sciopero uniti e determinati.

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Houston avete un problema: la Belleli resiste


12773274_10207758143065340_2023186588_oSolidarietà ai lavoratori in lotta

Alla Belleli di Mantova sta andando in scena una recita vergognosa, con manager-sciacalli che giocano con le vite delle persone. A fine febbraio è arrivata la “proposta” di Alix Partners che da qualche tempo si è insediata alla guida della fabbrica di via Taliercio: disdetta dei contratti, taglio salari, licenziamenti e la cancellazione dei diritti conquistati in anni di lotte e sacrifici.

I lavoratori hanno sentito puzza di bruciato intorno a questa imposizione di sacrifici che chi comanda si sente legittimato a sbattere in faccia gli operai. Sono stati i lavoratori, tramite la propria RSU, a far saltare giustamente il banco bloccando subito la fabbrica con uno sciopero ad oltranza e cacciando i manager dai cancelli dello stabilimento. Tre giorni di mobilitazione che come eQual abbiamo seguito da vicino: blocchi stradali, belleliassemblee affollate e l’autogestione della produzione dei lavori già iniziati.
Con le repentine dimissioni dell’Amministratore Delegato di Belleli Energy Cpe, Daniel Schlanger, si fa strada l’ipotesi sciagurata che i “consulenti economici” della Alix Partners volessero (e vogliano) tagliare i costi del lavoro (stipendi ed esuberi) per vendere l’azienda al miglior offerente, il tutto sulla testa di 320 lavoratori.

La situazione è in evoluzione e per questo è necessario sostenere questa lotta operaia perché quello che si profila è uno scontro di classe che riguarda tutte e tutti i lavoratori e i cittadini mantovani.

INTERVISTA AL SEGRETARIO DELLA FIOM (ed RSU della BELLELI) MAURO MANTOVANELLI: https://www.youtube.com/watch?v=KmApU6Mb7OI

Manifestazione al polo chimico di Mantova: no alla svendita di Eni/Versalis!

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Questa mattina abbiamo manifestato al polo chimico di Mantova‬ insieme ai lavoratori di ‎Eni‬ / ‎Versalis‬. Lo sciopero ha coinvolto tutti gli stabilimenti italiani del gruppo, con picchi di partecipazione del 100% a Gela e a Brindisi. La multinazionale energetica è infatti intenzionata a svendere il settore strategico della chimica di base per orientarsi verso l’esplorazione ed estrazione di petrolio e gas. Questa svendita di un patrimonio industriale pubblico crea inoltre le condizioni per una crisi occupazionale: per lo stabilimento mantovano non ci sarebbero infatti garanzie per la tenuta del processo produttivo.

Gruppi ristretti di azionisti e manager brindano ai loro guadagni, mentre la maggior parte della popolazione sta vivendo una situazione drammatica: il territorio mantovano ha già sopportato il peso di diverse crisi aziendali e, specialmente nelle aziende di grandi gruppi societari, è stata martoriata da una strategia di annientamento che colpisce i lavoratori, la produzione e l’ambiente, prima con l’inquinamento e poi con le mancate bonifiche. Un “capitalismo straccione” che da vent’anni prosegue senza sosta un pericoloso binomio di delocalizzazioni e dismissioni di capitale pubblico che sta asportando gli organi vitali dell’economia di questo Paese e della nostra città. Ancora più grave quando questa strategia viene attuata dallo Stato per svendere un’azienda pubblica ai privati.

Manca una seria politica industriale e dopo anni di errori strategici mancano drammaticamente una coscienza forte e compatta in tutto il mondo del lavoro, e forze politiche adeguate a dare battaglia contro questa ondata neoliberista. Oggi abbiamo eravamo presenti per dare un impulso alla costruzione di legami solidali tra lavoratori e sostenere le rivendicazioni dei 960 dipendenti mantovani di Versalis e le centinaia di lavoratori dell’indotto.

 

La battaglia nella grande distribuzione riguarda tutti

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Il presidio al centro commerciale “La Favorita”. (Foto di Sara Romanelli)

Sabato 7 novembre i lavoratori e le lavoratrici della grande distribuzione hanno incrociato le braccia per l’importante sciopero generale nazionale della categoria. La mobilitazione ha colpito grandi gruppi quali Ikea, Carrefour, Coin e Auchan, tutti appartenenti a Federdistribuzione, associazione fuoriuscita da Confcommercio e che negli ultimi tempi sta impersonando il ruolo del nuovo padronato.

I centri commerciali si affacciano alla ribalta del conflitto sociale in tutta la loro ambiguità di “non luoghi”: dietro le vetrine e le luci artificiali si nasconde una corsa al ribasso dove a prevalere è la diminuzione della qualità dei prodotti e lo sfruttamento della forza lavoro. Una situazione che sta provocando la rabbia di un settore che conta mezzo milione di lavoratori che iniziano a  non sentirsi più tali ma veri e propri schiavi costretti a lavorare secondo i tempi imposti dagli imprenditori e dal profitto e non nel rispetto dei tempi di vita. La liberalizzazione degli orari e dei giorni di apertura del decreto “Salva Italia” di Monti ha rappresentato il classico “dalla padella alla brace”, aprendo di fatto le porte ad una completa ridefinizione dei rapporti contrattuali. Emblematica è stata la vertenza Ikea: dopo aver promosso per anni la partecipazione e la condivisione sindacale, il colosso svedese ha deciso di convertirsi al “verbo federdistirbutivo” cancellando con un violento colpo di spugna 25 anni di accordi.

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Lavoratori e lavoratrici in sciopero all’Ipercoop Virgilio.

Alla luce di questo quadro va perciò letta la buona riuscita dello sciopero del 7 novembre (il secondo del settore, dopo quello indetto dall’USB il 1 Novembre scorso), che oltre a quello della logistica, è stato l’unico sciopero generale degli ultimi mesi.
Nella nostra provincia i dati diffusi dalle sigle sindacali parlano di un’alta adesione nei centri commerciali Coop (l’80% a Suzzara e Penny, sopra al 60% al Virgilio e 50% alla Favorita) e di una bassa adesione nelle altre catene commerciali presenti in città. Davanti all’Ipercoop la Favorita si è concentrato il presidio più numeroso, partecipato da oltre un’ottantina di persone: importante e significativa è stata la partecipazione della FIOM con delegazioni provenienti dalle fabbriche Marcegaglia e Belleli, oltre alla segreteria provinciale. Buona partecipazione anche ai presidii davanti all’Ipercoop Virgilio e alla coop di Suzzara (presenti anche in quel caso delegazioni Fiom).

DSC_0066Come eQual abbiamo partecipato numerosi/e portando con noi l’immancabile striscione “un torto fatto a uno è un torto fatto a tutti” per provare a dire una cosa semplice: lo sciopero riguardava tutti, clienti compresi. E questo non per generica solidarietà, ma perché non esiste lavoratore in Italia che non stia sperimentando direttamente i tagli salariali, l’incertezza sul futuro, la crescente prepotenza padronale. A giudicare dalle reazioni, dalle chiacchiere di chi si è fermato spontaneamente a parlare, il messaggio era immediatamente condivisibile: la tendenza all’allungamento della giornata e della settimana lavorativa, senza distinzione tra feriale e festivo (pagati sempre meno) è una delle tendenze generali in atto in ogni comparto lavorativo.

La partecipazione allo sciopero è stata per noi un’altra tappa di un percorso iniziato nel 2012 a fianco dei lavoratori del Faschion District, un percorso che ci vede in prima linea nella battaglia politica, sindacale e culturale contro l’arroganza di chi vorrebbe obbligarci ad abbassare la testa e metterci gli uni contro gli altri.
Che si parli della grande fabbrica, della grande distribuzione o delle cooperative dei trasporti oggi è chiaro che solo i lavoratori e le lavoratrici che si organizzano e manifestano uniti possono fare la differenza contro un regime di sfruttamento legalizzato da provvedimenti sul lavoro iniqui come il Jobs Act del governo Renzi.

Solidarietà ai lavoratori della Kosme

assekosmeIeri mattina abbiamo partecipato allo sciopero della Kosme di Roverbella con picchetto e assemblea dei lavoratori e delle lavoratrici.
L’azienda, di proprietà della multinazionale Krones AG, ha comunicato unilateralmente la sua intenzione di tagliare sulla produzione lasciando a casa 139 lavoratori e lavoratrici (più una cinquantina di interinali). I motivi principali sarebbero le perdite nei bilanci e la difficile congiuntura economica. Eppure l’azienda avrebbe rassicurato di recente i rappresentanti dei lavoratori sul fatto che non ci sarebbero state ripercussioni occupazionali.

Purtroppo questo modo di operare l’abbiamo già visto: si tratta di aziende che, di facciata, lavorano bene, dove gli operai godono anche di una soddisfacente condizione di lavoro, tanto che viene “richiesto” un aumento degli straordinari. Nonostante i problemi arrivano continue “rassicurazioni” sul futuro e poi, improvvisamente, per mezzo di una fredda comunicazione aziendale, cala la scure violenta dei licenziamenti. Questa è una situazione in cui troppo spesso i bilanci in perdita “non destano preoccupazione” in padroni/manager. Il dramma della Sogefi (Virgiliana) del 2008 e quello della Manzardo (Valdaro) nel 2011 parlano la stessa lingua della Kosme. È il linguaggio del capitale che prende tutto quello che può da chi lavora e dal territorio e poi, senza fare complimenti, se ne va lasciando disoccupazione e disperazione.

Siamo solidali con i lavoratori e le lavoratrici e, proprio perché abbiamo visto (e vissuto sulla nostra pelle) situazioni analoghe, li esortiamo a non arrendersi. Non può e non deve finire con l’ennesima vittoria del profitto e dell’arroganza: i fallimenti dei manager e dei dirigenti non possono essere pagati dai lavoratori.

 

Alla manifestazione del 31 ottobre

“…siamo scesi in piazza il 31 di ottobre perché solo praticando l’unità di chi sta pagando la crisi possiamo vincere. Nessuno si salva da solo da questo attacco, solo uniti possiamo costruire una narrazione e un destino comune senza più concedere nulla a profittatori e sciacalli. Per resistere all’attacco, per immaginare l’alternativa e per costruire il cambiamento, non ci sono scorciatoie: servono unità e organizzazione. Uniti siamo tutto united we stand في الاتحاد قوة Vereint sind wir alles Batasunak indarra dakar

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Uniti siamo tutto

solidarrLa situazione che si è creata nel Paese e nel Mantovano è talmente grave che lo sciopero generale del 31 ottobre non è semplicemente un atto di protesta dei lavoratori o un modo per continuare una vertenza tra lavoratori e aziende. È qualcosa di più perché la gente non ce la fa a sostenere il peso dell’Austerity da una parte e della crisi dall’altra. Non è uno sciopero “rituale”, perché le questioni sono di prospettiva politica e sociale: è in atto una vera e propria guerra contro chi lavora.

Iniziò qualche anno fa con le delocalizzazioni (il distretto della calza all’est e la Wella delocalizzata) e continuò con la chiusura pilotata della Sogefi. Come una valanga sono arrivate anche Burgo, Ies, Primafrost e sono già da aggiungere al conto delle vittime i lavoratori di Mps e Ufi: una licenzia lavoratori per salvarsi dalle manovre dei propri squali finanziari, l’altra per andare a sfruttare più comodamente all’estero. 11mila posti di lavoro persi dal 2008. E chi il lavoro ce l’ha? vive sotto il ricatto di contratti e paghe al ribasso nelle “cooperative” sociali, nella grande distribuzione organizzata e nelle campagne.

Un attacco violento che non fa distinzioni tra lavoratori italiani o stranieri; una aggressione che colpisce anche l’istruzione, la sanità e i beni comuni. La chiamiamo “guerra”, perché questo insieme di eventi non è una casualità o il frutto di una crisi economica, ma un disegno economico e politico di annientamento del lavoro e di un territorio, portato avanti da vent’anni, da tutta la classe dirigente. La favola del “libero mercato” dopo vent’anni presenta il conto: pochi speculatori e imprenditori sempre più ricchi e i lavoratori lasciati per strada, in un ambiente devastato.

Preso atto che non c’è più differenza tra operaio, impiegato o bracciante, tra pelle bianca o nera, possiamo capire che il nostro vero avversario è un sistema iniquo, un capitalismo straccione che ci vuole divisi e terrorizzati. Insieme si possono trovare le alternative, insieme si possono fare scelte coraggiose, pretendere che si alzino i salari e le pensioni, che vengano tassati i grandi patrimoni, che lo Stato torni a regolare la vita economica ed industriale del Paese (arrivando a colpire con forza chi delocalizza per il profitto); praticamente invertire completamente la rotta rispetto agli ultimi vent’anni. Il resto sono illusioni o scorciatoie politiche.

Scendiamo in piazza il 31 di ottobre perché solo praticando l’unità di chi sta pagando la crisi possiamo vincere. Nessuno si salva da solo da questo attacco, solo uniti possiamo costruire una narrazione e un destino comune senza più concedere nulla a profittatori e sciacalli: uniti siamo tutto.