Documentario: la salute negata, il futuro contaminato

Ecosin, canale web dedicato a temi ambientali, ha realizzato un documentario sulla situazione del SIN (Sito di Interesse Nazionale) Laghi di Mantova/Polo Chimico; durante le riprese, come eQual, abbiamo aiutato la troupe ad orientarsi nella “nebbia” (atmosferica e metaforica) che ammanta il tema partecipando anche alla sua realizzazione. Dopo un paio d’anni di “peripezie” tipiche per chi fa giornalismo d’inchiesta in un Paese come l’Italia, il filmato è stato pubblicato online nei giorni scorsi.

Quando nel 1946 venne presa la decisione di costruire a Mantova un polo chimico nessuno pensava ai danni che tale insediamento avrebbe provocato all’ambiente. Ora siamo di fronte a un progressivo declino che dura da decenni, pagato a caro prezzo dallo Stato italiano come sostegno alla produzione (che per farlo usa ovviamente le tasse dei suoi cittadini) e pagato soprattutto con la vita di chi ci ha lavorato e di chi vive attorno a quell’area. Galleggiando su un lago di surnatante fatto di idrocarburi, a suon di ricatti occupazionali e con la “promessa” di bonifiche ferme all’1% dell’area, chi fa profitto continua a farlo opprimendo la città e mortificando i lavoratori di tutta l’area che occupa il 15% del suolo comunale con le sue sedici aziende.

Documentari come quello girato da Ecosin, servono a smascherare il sistema di aggressione del territorio a scopo di rapina che lascia sul campo inquinamento, disoccupazione e degrado. È il capitalismo feroce e straccione che la politica ha servito e riverito negli ultimi due decenni.

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Una “puzza” nauseante

 

puzza
La puzza che dalla Ies si è propagata ieri in città non è solamente inquinamento o un incidente. Fiutando l’aria proveniente dal polo chimico si riconoscono tracce di altri elementi tossici: malattie, devastazione ambientale, tangenti, licenziamenti, promesse elettorali e accordi di bottega. Il numero di tumori va di pari passo con il peggioramento di un territorio irrimediabilmente compromesso, mentre il ricatto occupazionale ha sempre tenuto in scacco i lavoratori a tal punto che nemmeno durante l’oscena vertenza per la delocalizzazione si è assistito ad un sussulto. Dalle conclamate tangenti per aprire in Croazia alle nostrane promesse elettorali “finto-ambientaliste” di questo o quel candidato (senza distinzione di schieramento), la politica amministrativa ha sempre avuto un ruolo di –complicità- nelle politiche industriali; un supporto anche alle strategie (nazionali) di deindustrializzazione e una pacca sulla spalla, talvolta una lacrima pietosa, per le centinaia di lavoratori che rimangono a casa e che “per fortuna” nemmeno si agitano mentre vengono portati al macello.
Fuori dai denti: quella “puzza” dovuta all’acido solfidrico rappresenta al meglio il sistema di aggressione del territorio a scopo di rapina che lascia sul campo inquinamento, disoccupazione e degrado. È il capitalismo feroce e straccione che la politica ha servito e riverito negli ultimi due decenni.

Gli odori del polo chimico sono già ben conosciuti nei quartieri periferici, ma questa volta le conseguenze di una fiammata troppo alta sono arrivate in tutta la città anche dove spesso ci si permette il lusso di voltarsi dall’altra parte fino a quando i problemi bussano alla porta di casa. La “puzza” di morte è entrata in tutte le case in modo democratico ed uguale per tutti: ha voluto ricordarci che siamo tutti sotto attacco e che solo allo stesso modo è possibile uscirne. Esigendo rispetto, gettando nel lago gli azzeccagarbugli e partecipando in prima persona. Solo così è possibile creare alternative pensate dai cittadini nell’interesse collettivo per coniugare lavoro e ambiente e dare un futuro a Mantova.

Il resto è puzza (e campagna elettorale)