Expo Mantova: arresti, palloni gonfiati e il “museo del maiale”

expoburgoPurtroppo non è uno scherzo: un museo del maiale in 3D sarà realizzato nelle cantine di Palazzo Ducale per Expo 2015.

Trecentomila euro messi a disposizione dalla Camera di Commercio e dalla Regione Lombardia (l’assessorato di Fava come avevamo preannunciato nella nostra inchiesta). Una operazione culturale di dubbio gusto proprio in un momento in cui la cultura e i musei mantovani soffrono la mancanza di fondi, idee e competenze non clientelari. Così come di dubbia utilità sarà la mongolfiera del padiglione galleggiante di Expo.

Solo una settimana fa una nuova ondata di arresti nell’ambito dell’inchiesta della procura antimafia di Milano sugli appalti per Expo ha portato in carcere anche un imprenditore mantovano.
Denunciamo da tempo i rischi legati alle grandi opere come Expo e alla corruzione, mentre tutti incensano Expo 2015 come “un volano per il rilancio dell’economia italiana”: una economia che da noi significa crisi, delocalizzazioni, fabbriche chiuse e crisi aziendali che negli ultimi mesi hanno falciato centinaia di posti di lavoro.

Mentre a Milano si ipotizza l’allestimento di un padiglione Expo presso il carcere di San Vittore, noi qui a Mantova potremmo far sventolare un maiale gonfiabile sulla cartiera Burgo chiusa: a parte citare i Pink Floyd, sarebbe la provocazione adatta per un modo “bestiale” di fare politica, cultura e impresa.

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La torre galleggiante – Mantova Expo 2015

Anche Mantova vuole far parte di Expo 2015: mentre a Milano fioccano arresti e indagini nei confronti di politici di centrodestra e centrosinistra che avevano creato un sistema di tangenti per favorire imprese politicamente “amiche”, da noi gli amministratori stanno ancora elaborando i primi progetti. Tra questi ci sarebbe la “torre galleggiante”, il padiglione mobile da piazzare sul lago di mezzo; giusto tra la Ies spenta e la Burgo chiusa. Uno “scherzetto” che dovrebbe costare tra le 350 e i 450mila euro, di cui 50.000 andranno all’archistar portoghese per il progetto. Per realizzare l’opera dovrebbero collaborare economicamente Comune, Provincia, Camera di Commercio,Parco del Mincio e Confindustria. Con molta ironìa abbiamo elaborato anche noi una nostra versione del progetto, ispirata ad una saga cinematografica.
padiglione

Cast e personaggi:

Pàstacc il Bianco: Alessandro Pastacci, Presidente della Provincia di Mantova
Sodo Braghins: Nicola Sodano, sindaco di Mantova
Benedorm il ramingo: Giampaolo Benedini, ex assessore ai lavori pubblici di Mantova
Arwen Maròn: Roberto Maroni, Presidente della Regione Lombardia
Fàvowin: Giovanni Fava, assessore regionale all’agricoltura
Mordor: Milano

Nella marcia verso Expo 2015 nubi minacciose si alzano all’orizzonte. Quella che doveva essere la grande manifestazione si sta rivelando un affare per pochi che si scambiano favori e somme di denaro aiutati da bande di orchetti; il territorio viene devastato da cemento e opere inutili. Nella Contea di Mantova tutto arriva in ritardo: la Compagnia dell’Anello di Monaco, formata da Pàstacc il Bianco, il Sindaco Sodo Braghins e Benedorm il ramingo civico, si sono incontrati alla cascata del Vasarone, ma sono ancora indecisi su come partecipare al grande evento. Ripetono che non ci sono soldi per case popolari, aiutare gli hobbit disoccupati, ripubblicizzare le acque ormai privatizzate eppure cercano fondi per grandi opere. Tra le altre proposte, mentre i carri meccanici che vanno dalla contea di Mantova fino a Mordor sono sempre guasti o in ritardo, si pensa a particolari e costosi carri ristorante; il progetto più imponente (e indispensabile?) per la Contea sembra però essere quella della grande torre galleggiante sul lago di mezzo: un avveniristico padiglione che costerà diversi sacchi di soldi d’oro di privati e soldi d’argento del patrimonio di tutta la città di Paludeville e della Contea di Mantova. Da Mordor, tra scandali, ritardi nei lavori e arresti eccellenti, il presidente Arwen Maròn osserva e ripete che tutto va bene; nel frattempo, dal suo scranno regionale, Fàvowin tuona contro tutti i rappresentanti della Contea per la loro inettitudine.

Il malaffare, lo spreco, la cementificazione e la cialtroneria vanno fermate: servirà l’impegno unito di uomini, donne, elfi, nani e hobbit. Ce la faranno i nostri eroi?

Ma quale Tav! A Mantova mancano persino i treni pendolari!

In questi giorni si cerca, chi a Mantova e chi a Brescia, di scaricare ad altri il boccone avvelenato del TAV. Come al solito in pochi hanno il coraggio di affermare con forza ciò che la linea TAV rappresenta per il territorio: un’opera inutile che non porterà alcun beneficio, soprattutto al nostro. Costruire una linea TAV tra Milano e Venezia quando esiste già una linea ferroviaria che può essere ammodernata e potenziata, equivale pressapoco a costruire un’autostrada a fianco della A4 riservata solo alle Formula Uno. Un’opera che non serve ai cittadini, ma serve ai grandi appaltatori, mafie e parassiti vari.

Il piano urgente per i trasporti di Mantova che noi proponiamo è questo: basta tagli alle linee dei pendolari e al personale, raddoppio binario linee Mn-Vr e Vr-Mn (per dimezzare i tempi di percorrenza) e acquisto di nuovi treni fatti costruire in Italia.

Facciamo qualche calcolo.

4 CM DI TAV = 1 ANNO DI PENSIONE
3 METRI DI TAV = 1 SCUOLA MATERNA 4 SEZIONI
500 METRI DI TAV = 1 OSPEDALE DA 1200 POSTI, 226 AMBULATORI, 36 SALE OPERATORIE
1 KM DI TAV = 50 TRENI PENDOLARI

Di seguito la prima parte di FRATELLI DI TAV – Effetti collaterali del “treno ad alta velocità” (documentario, colore, 2008).

Una video-inchiesta sull’impatto della TAV lungo la penisola italiana. Lo scenario che si dipana analizzando l’impatto che questa “Grande Opera” esercita sui territori che attraversa – in termini ambientali, sociali ed economico/finanziari – è sorprendente.
Altrettanto sorprendenti ed esemplari le proteste delle popolazioni che quell’impatto, inevitabilmente, subiscono. “Fratelli di Tav” combina il racconto di queste lotte ad una spinosa inchiesta sui rapporti tra criminalità organizzata, imprese e corruzione politica – rapporti anch’essi ad “Alta Velocità” – intercorsi nella realizzazione della Tav.
Un’analisi scomoda che svela quali inquietanti dettagli siano sepolti tra cemento e binari sotto ogni tratto della ferrovia che, lentamente ed a costi esorbitanti, viene portato a termine.

Un documentario di Manolo Luppichini e Claudio Metallo
info: fratelliditav.noblogs.org/

Dossier di eQual su APAM

L’ennesima notizia di un rincaro dei biglietti e degli abbonamenti di Apam è il punto di partenza per trattare la situazione dei trasporti pubblici nel mantovano e approfondire quello che emerge dalle cronache locali. Per questo presentiamo un breve approfondimento sul trasporto pubblico locale.
Stando a quello che dichiara Apam, pare che gli autobus abbiano superato la valutazione di cinque dei sei parametri in materia di puntualità, regolarità, età media dei mezzi, pulizia e comfort. Con un servizio qualificato come “migliore”, il rincaro dei biglietti imposto dalla regione diventa automatico. Un miglioramento ottenuto con il taglio di 19.000 corse solo nel 2011 che si collega ad una serie di aumenti, ormai quinquennali, che hanno portato ad un rialzo medio di tredici euro per gli abbonamenti extraurbani.
Allargando poi il campo dal semplice biglietto che si oblitera sul bus alle scelte macro-economiche è possibile ricostruire una catena di interessi speculativi e di disastri amministrativi che investono più di un partito politico e più di un dirigente pubblico/privato. Mettere insieme tutti questi dati diventa il primo passo per capire come si sia arrivati fin qui e, da lì, iniziare a pensare ad una inversione di tendenza.Una “eccellenza” fatta di rincari e di tagli è una fregatura che serve solo a chi sta sulle poltrone del Cda e achi ha interesse a guadagnare sul trasporto pubblico.
Un servizio che colleghi bene e di più la provincia e il capoluogo così come i piccoli distretti produttivi intorno alla città non è utopia, una tariffazione equa che non vada a colpire chi non può fare a meno del bus e il rispetto della dignità dei lavoratori devono essere la regola.
La crisi e le spending review non possono essere spauracchi: il diritto alla mobilità e ad un trasporto pubblico di qualità non sono alienabili ma vanno presi e conquistati.

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Dossier APAM: Appunti sul trasporto pubblico locale