Un Palasport di cemento “democratico”

palapalazziUN PALASPORT DI CEMENTO “DEMOCRATICO”
A Borgochiesanuova altro consumo di suolo e promesse non mantenute

Come in un brutto film Mantova si ritrova a fare i conti con nuovo cemento in arrivo: il palazzetto dello sport annunciato ad inizio mandato dall’amministrazione Palazzi. Dopo mesi di illusioni e promesse ai cittadini, la realtà è l’ennesima costosa “riqualificazione” calata dall’alto e rovesciata con le betoniere sul suolo cittadino.

Il progetto della palestra a Borgochiesanuova voluto dal centrodestra era evidentemente sbagliato: la nuova giunta ha quindi pensato bene non solo di confermarlo, ma di rilanciare con un palasport da 500 posti sopra l’area verde dell’incompleto quartiere Borgonuovo. Per mesi la Giunta ha servito illusioni e promesse: si prevedevano lavori in tempi rapidi (entro il 2016) per soddisfare i bisogni di diverse squadre sportive (non direttamente collegate al quartiere), di scuole della zona (che hanno già da 1 a 3 palestre) e per non perdere i fondi regionali. Da via Roma si preventivava un costo di 1.800.000 euro coperti in parte da fondi regionali ed in parte da fondi comunali. Più volte è stato ripetuto che il progetto avrebbe visto la “partecipazione” degli abitanti del quartiere.  Come spesso accade, la realtà è ben diversa. Il voto in aula sul progetto è arrivato a dicembre 2016: il costo preventivato è salito a 2.300.000 euro interamente a carico delle casse comunali e i cittadini non sono mai stati coinvolti nella progettazione del palasport.

Da via Roma l’hanno definita “un’importante riqualificazione del quartiere” e già il Sindaco la chiama “casa dello sport”: due affermazioni che farebbero ridere se non fossero già vecchie. Proprio quel quartiere, cementificato e semivuoto, fa parte di una lottizzazione molto controversa e vecchia di dieci anni nata per riqualificare…un terreno agricolo (sic); allo stesso modo il Palabam, che ancora oggi ha bisogno di fondi pubblici per colmare le perdite della gestione privata, a suo tempo era stato venduto ai cittadini come “la casa dello sport mantovano” ed invece campa di eventi e spettacoli. È curioso il caso che il sindaco Palazzi e l’assessore Buvoli a quell’epoca fossero fedelissimi del sindaco Burchiellaro.

Le Giunte passano, ma le scelte sbagliate restano: la rigenerazione urbana non si fa a colpi di progetti calati dall’alto. Serve rompere con le ricette del passato, specie quelle paradossali di chi ha mal governato negli ultimi 5/15 anni. Si inizi quindi affidando la gestione del Palabam ad una azienda speciale realmente pubblica e trasparente che si occupi della parte sportiva affinché la struttura ritorni ad essere realmente al servizio dei cittadini e dello sport mantovano. Chiediamo inoltre che i 2 milioni e 300 mila euro previsti per il nuovo Palasport siano destinati secondo le priorità decise in modo partecipato dalla cittadinanza. È ora che la “partecipazione” non sia solo uno slogan da utilizzare durante la campagna elettorale, ma una pratica concreta per dare maggiore potere ai cittadini nelle scelte che li riguardano.

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Confindustria: niente di nuovo sotto il sole

Marenghi e Squinzi (Foto @ Gazzetta di Mantova)La recente elezione del nuovo Presidente della Confindustria mantovana è stata il momento per poter vedere declinata sul territorio la linea dura degli industriali. Alberto Marenghi, fresco di elezione, ha potuto dettare l’agenda dell’organizzazione datoriale forte del supporto di Emma Marcegaglia e di Giorgio Squinzi. Emma, ex presidente di Confindustria, dovrà portare a termine per conto di Renzi la privatizzazione e la svendita dell’Eni; è solo un caso che la Marcegaglia spingesse per la privatizzazione dell’ente già nel 2011, proprio dopo il patteggiamento del fratello per milioni di euro relativi ad una presunta tangente al gruppo Enipower.
Squinzi, attuale leader nazionale di Confindustria, batte da mesi su due argomentazioni: ridurre le tasse per le grandi imprese e ottenere forme contrattuali più flessibili (quest’ultima richiesta già accolta dal governo Renzi). In questo clima non stupisce l’uscita del neo-presidente Marenghi: “…Chiediamo a tutti i sindaci mantovani di abolire gli oneri di urbanizzazione per le nuove costruzioni industriali e le imposte comunali per cinque anni onde favorire i nuovi insediamenti produttivi e la riqualificazione di quelli esistenti”. Tra privatizzazioni pilotate e le richieste di più precarietà per i lavoratori c’è spazio per chiedere altro consumo di suolo e nuovi regali a chi fa profitti milionari sulle spalle dei cittadini. Di nuovo c’è ben poco e, anzi, questa è invece l’ennesima dimostrazione di come, anche a Mantova, politici e imprenditori stiano cercando di favorire i grandi interessi privati: da una parte scaricando le tasse unicamente sui lavoratori, dall’altra privatizzando e tagliando i servizi essenziali.

Emma Marcegaglia, in veste di Presidente degli Industriali, stringe la mano ad un partner commerciale straniero

Emma Marcegaglia, in veste di Presidente degli Industriali, stringe la mano ad un partner commerciale straniero

Negli ultimi mesi sulla stampa locale hanno parlato chiaro diversi imprenditori locali: Rodella (Pompea) diceva di stare dalla parte degli operai, ma anche che era “obbligato” a delocalizzare in Serbia. Girondi (Ufi) sosteneva che il lavoratore in Italia gli costava troppo e quindi doveva andare a produrre in India (pagando le tasse a Montecarlo); Marchi (Burgo) invece non si è mai fatto vedere durante le trattative sulla chiusura della Cartiera. Romano Freddi raccontava dei suoi tesori d’arte e affermava che è giusto non pagare le tasse. Poi ci sono i manager della Mol (Ies) scoperti a pagare tangenti in Croazia che hanno messo fine alla produzione della raffineria. Non serve altro per capire che coloro che hanno chiesto sacrifici ai lavoratori e al territorio in cambio del mantenimento degli stabilimenti non hanno mantenuto le loro promesse: alla prima occasione non ci hanno pensato due volte prima di delocalizzare da Mantova per mantenere inalterati i propri conti in banca. Tutto questo però non sarebbe potuto avvenire senza la complicità dei governi di turno, che con le loro leggi hanno aumentato la precarietà, la disoccupazione e le disuguaglianze sociali.
A mettere insieme tutti questi pezzi appare un grande mosaico in cui si chiede sempre più libertà di fare i propri affari, ma dove a pagare sono sempre gli stessi: è il capitalismo straccione, qui in versione tricolore, l’avversario da combattere ogni giorno; niente di nuovo sotto al sole.

No Tav: ne va della libertà di tutti

Oggi pomeriggio abbiamo volantinato in stazione ferroviaria a Mantova in solidarietà al movimento No Tav vittima di un pesante attacco repressivo. In Val di Susa da vent’anni c’è una popolazione che si oppone alla devastazione del territorio per un’opera, il Tav, che ogni giorno di più dimostra di essere inutile ed un regalo per i costruttori: una “grande opera” di spreco che toglie risorse a chi ha bisogno del treno per spostarsi. Con la stessa modalità a Mantova e in tutta Italia sono stati lasciati andare alla deriva beni comuni come il trasporto pubblico locale e il servizio idrico per poter favorire le privatizzazioni. Anche il territorio è stato vittima di continue speculazioni che hanno rovesciato sulla città valanghe di cemento: lo stesso Tav promette di aggredire anche le colline moreniche.
Solo in Lombardia tra il 2011 e il 2012 sono state aumentate le tariffe ferroviarie del 23,4%. Nel 2012 la regione ha stanziato solo lo 0,51% del proprio bilancio per il sistema ferroviario e zero euro per nuovi treni.  Negli ultimi anni il numero dei treni che collegavano Mantova al resto del Paese è stato inoltre progressivamente ridotto. Il Paese che glorifica le “frecce rosse” e il “Tav”, si permette di colpire gli interessi di pendolari e studenti facendo tornare Mantova ai tempi della “strada ferrata”.
Studenti, lavoratori pendolari e ferrovieri che da anni sperimentano il regime di tagli, rincari e disservizi che è stato imposto per sostenere nuovi operatori privati e, soprattutto, la costruzione del treno ad alta velocità: a partire da loro sono migliaia i “potenziali” No Tav che hanno toccato con mano la devastazione del territorio e dei servizi pubblici; insieme a loro tutti i cittadini onesti che sanno riconoscere sprechi e mafia.trenotav

Il movimento No Tav è dunque sotto attacco: non più solo con la criminalizzazione mediatica, ma con accuse pesanti che arrivano ad imputare di terrorismo chi si oppone al progetto. Ai numeri da accanimento repressivo -migliaia di indagati, 600 imputati e processi in aule bunker -si è aggiunto un nuovo capitolo: dopo mesi di criminalizzazione mediatica, il 9 dicembre, Chiara, Mattia, Claudio e Niccolò, vengono arrestati su mandato della Procura di Torino, con l’accusa di “attentato con finalità di terrorismo” per aver partecipato ad una manifestazione contro il cantiere avvenuta nella notte fra il 13 e il 14 maggio. Vengono utilizzati per la prima volta in Italia articoli di legge che definiscono “terrorista” qualsiasi forma di resistenza a quanto deciso dai poteri economici e politici. Ogni imposizione dello Stato concede tutt’al più la lamentela, ma non l’opposizione attiva. Si sperimentano nuovi modelli repressivi che potranno essere applicati in futuro ad ogni forma di dissenso.
Il 22 febbraio dalla valle è stata proclamata una giornata di mobilitazione e solidarietà con i quattro accusati di terrorismo e con tutto il movimento No Tav.

Ne va della libertà di tutti.
Un torto fatto a uno è un torto fatto a tutti.

Speculazione: un gioco d’azzardo per Mantova

slotttt2(Di seguito il testo del volantino distribuito giovedì 18 al mercato settimanale e all’incontro di eSSelunga)

– Il consumo di suolo in Italia e’ cresciuto, negli ultimi cinque anni, al ritmo di oltre 8 metri quadrati al secondo. Per ogni cittadino sono andati persi piu’ di 340 mq all’anno di spazio libero o di terra coltivabile.
-Negli ultimi dieci anni nella provincia di Mantova sono spariti 5400 ettari di terreno. Sono stati edificati decine di ipermercati/centri commerciali alle porte della città e in tutto l’hinterland che hanno strangolato le attività commerciali e sociali dei paesi e della città: nella grande distribuzione organizzata il lavoro è precario e senza tutele. La febbre speculativa ha colpito Mantova edificando interi quartieri fantasma: ad oggi sono 5500 gli alloggi sfitti sul mercato privato e centinaia le richieste di case popolari.
-L’Esselunga sul Te, il Martinelli a San Giorgio, le nuove lottizzazioni e tutte le nuove strutture commerciali che aspettano le autorizzazioni, non servono
ai cittadini ma contribuiscono a mantenere il territorio mantovano ai vertici delle classifiche più disastrose.

Diciamo BASTA a chi vuole giocare sulla pelle della città, diciamo BASTA a nuove edificazioni. BASTA costruire case nuove. BASTA costruire centri commerciali dove si sfruttano i lavoratori. Basta ad imprenditori furbetti e amministratori complici.
Il risveglio della città passa per il recupero dell’esistente e l’agevolazione di chi cerca casa e chi vuole aprire un negozio. E questo potrà contribuire a cancellare la precarietà. Farla finita con questo gioco si può e si deve fare, prima che del tessuto economico e sociale di questo territorio rimangano solo le macerie.