L’operazione Antimafia e il Partito del Cemento di Mantova

10943669_10152555786196135_3814901679192509548_nNella Regione delle tangenti, degli appalti truccati, della vergogna dell’Expo e delle infiltrazioni mafiose che hanno coinvolto imprenditori privati, leghisti, forzisti e democratici, mancava il tassello politico mantovano. La notizia del coinvolgimento del Sindaco di Mantova nell’inchiesta sulle cosche mafiose all’interno delle istituzioni è un caso senza precedenti.

L’avviso di garanzia per corruzione recapitato al Sindaco Sodano, il fermo di polizia di un noto imprenditore del mattone ed il sequestro di tutti i documenti relativi alla lottizzazione Lagocastello dell’epoca Burchiellaro, non sono fulmini a ciel sereno, ma conferme. In questi anni abbiamo ripetuto l’esistenza di profonde ed inquietanti connessioni tra il mondo dell’imprenditoria e quello della politica che, in più di un caso, sconfinano nella malavita organizzata a danno del bene comune dei cittadini. L’abbiamo scritto nel nostro dossier sul cemento a Mantova parlando apertamente di un trasversale “Partito del Cemento”, l’abbiamo ripetuto durante l’approvazione del Pgt in Comune facendoci cacciare dall’aula e nelle prese di posizione contro le nuove speculazioni edilizie. Due mesi fa, infine, abbiamo fatto irruzione in consiglio comunale, per denunciare sconti e favori che l’amministrazione pratica per gli amici.
Si alzeranno di colpo tutti i distinguo del caso da parte dell’ormai defunto centrodestra vincente nel 2010, ma la verità è che partiti e rappresentanti politici si sono spartiti assessorati, commissioni e posti nei consigli di amministrazione, salvo poi abbandonare lentamente la nave come topi quando questa ha iniziato ad imbarcare acqua. Tutti uniti e quindi tutti coinvolti, fino ad almeno il 2013 per offrire cemento, supermercati, telecamere, parcheggi a pagamento e “favori”.

Qualcuno ne ha tratto vantaggi? Non certo Mantova e i suoi cittadini che hanno pagato e continuano a pagare per speculazioni dissennate e scelte “poco illuminate” che non sono di certo limitate all’amministrazione uscente. E mentre continuiamo il nostro impegno affinché si pensi realmente a chi vive e abita la città e si coinvolgano i cittadini nelle scelte che riguardano la loro vita, speriamo che questa indagine fermi quelle azioni amministrative che di solito vengono realizzate a fine mandato per “rendere favori” e/o per vincolare la città a scelte che la segnerebbero pesantemente negli anni successivi.

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Expo 2015: affonda il padiglione galleggiante

expomongolfieraLa voce girava già da qualche settimana, ma ora è una conferma: il padiglione galleggiante di Expo 2015 non si farà. A soli quattro mesi dall’inaugurazione della controversa esposizione internazionale non ci sono i soldi per realizzarlo, né la gara d’appalto per costruirlo. Quando nella nostra inchiesta di settembre (bit.ly/inchiestaEXPO) denunciavamo l’insensatezza del progetto e la mancanza di una adeguata copertura economica avevamo visto bene cosa stava succedendo.

Il progetto del padiglione galleggiante non ha mai entusiasmato i mantovani a partire dal fatto che il tema Expo è distante dal nostro territorio e, man mano che ci si avvicina all’evento, questo sia sempre più sinonimo di corruzione, speculazione e precarietà lavorativa. Inoltre l’opera sul lago inferiore non è mai stata ben definita: prima una torre, poi una “più economica” piazza con mongolfiera; una costosissima e inutile opera in mezzo al lago che anziché evocare i padiglioni galleggianti dei Gonzaga sarebbe finita a fare da “ponte” ideale tra il castello di San Giorgio e le fabbriche Burgo e Ies, cancellate dalla geografia operaia della città.

Economicamente si trattava di uno “scherzetto” da 350mila/450mila euro (nelle ultime dichiarazioni ridotti a 320.000 euro) cosi ripartiti: la Camera di Commercio 50mila euro, la Provincia 20mila, il Comune 20mila, la Fondazione Cariplo 75mila e il Parco del Mincio 10mila euro assieme a Confindustria. Ad oggi 40.000 euro sono già stati versati dal Politecnico direttamente all’archistar portoghese Souto De Moura che ha ottenuto anche la cattedra all’Università di Mantova. Per confermare una attitudine tutta “provinciale” sembra inoltre che “l’attrazione” mantovana per l’Expo sarà ridotta al mulino galleggiante di Revere in trasferta sui laghi cittadini; questo insieme al “museo del maiale in 3D” per la cui realizzazione è stato aperto un bando creativo.

Se da un lato siamo soddisfatti perché un’opera inutile non verrà realizzata, dall’altro assistiamo all’ennesimo fallimento della classe dirigente locale. Quanto tempo ed energie sono stati spesi per questo buco nell’acqua? Mantova è stata martoriata dalla crisi e da un ventennio di cemento e privatizzazioni mentre grazie a (im)prenditori avidi e una classe politica complice il tessuto sociale è andato in pezzi e le fabbriche e le sicurezze sociali stanno scomparendo.
Ci ripetono che non ci sono soldi per la ristrutturazione delle case pubbliche, per la messa in sicurezza del territorio o per la ripubblicizzazione dei beni comuni come l’acqua e la sanità, mentre non passa giorno senza che qualche inchiesta giudiziaria scopra come ingenti fondi pubblici siano utilizzati per speculazioni e grandi opere inutili: per questo siamo convinti che Expo 2015 puzzi di marcio, dalla testa milanese fino ad arrivare a Mantova.
Un atto dovuto, di dignità e di giustizia sociale sarebbe quello di destinare tutti i fondi stanziati per l’improbabile padiglione galleggiante alle vere emergenze sociali del territorio: casa, lavoro e tutela dei beni comuni per tutti/e.

Dossier Expo 2015: Mantova

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[ Scarica qui il Pdf della nostra inchiesta su Expo ]

A poco meno di un anno dall’inaugurazione, Expo 2015 è stato colpito da una serie di scandali giudiziari, ritardi e controinchieste che ne hanno minato la narrazione “positiva”. Anche grazie al lavoro paziente di attivisti sociali e di giornalisti indipendenti, oggi sappiamo che Expo sarà solo una costosissima fiera di medie dimensioni che ha snaturato il tema originario “Nutrire il pianeta, energia per la vita” a suon di precarietà e colate di cemento. Non siamo davanti a poche mele marce, ma ad un collaudato sistema di potere economico e politico che si scambia favori per continuare ad arricchirsi oscenamente in piena crisi: centrodestra e centrosinistra, tutti dentro con le proprie “clientele” imprenditoriali; anche le migliaia di posti di lavoro promessi per Expo infatti, manco a dirlo, si traducono per lo più in stage sotto pagati e volontariato, ossia lavoro gratis, sfruttamento.

Siamo dunque convinti che tutto il pesce Expo 2015 puzzi di marcio, dalla testa milanese fino ad arrivare a Mantova. La crisi morde e viene ripetuto che “non ci sono soldi” per casa, lavoro e beni comuni, ma centinaia di migliaia di euro sono pronti ad essere investiti per l’appendice mantovana dell’esposizione internazionale.
I trecentomila euro che verranno investiti per il padiglione galleggiante, le decine di progetti evanescenti che da un anno sono fermi a “pensierini” e “work in progress”, fanno presagire uno scenario pessimo; una situazione in cui la politica locale, ben raccordandosi a quella regionale, ha dimostrato una discreta dose di cialtroneria che rischia di dare un colpo decisivo alla già fragile situazione economica del territorio.

Come eQual ci siamo già impegnati nella denuncia puntuale delle connessioni tra Milano e Mantova in chiave Expo. Durante la recente tappa mantovana dell’Expo Tour regionale, al mattino abbiamo contestato la passerella di politici sorridenti stando in piazza e informando i cittadini sul problema, mentre alla sera abbiamo portato una “light brigade” tra il (poco numeroso) pubblico dell’Expo-concerto di Davide Van Der Sfroos. Adesso rilanciamo tramite la pubblicazione e la diffusione di questa inchiesta che punta a tracciare il profilo di Expo declinato sulla nostra città.

La sintesi del nuovo modello di società che ci aspetta si regge su tre pilastri: debito, cemento e precarietà in quantità sempre crescenti, e di questo Expo diventa simbolo, attraverso l’utilizzo di risorse pubbliche per profitti privati. Expo arriva, devasta e passa, mentre i debiti e l’impoverimento dei territori rimarranno per i prossimi anni. Per questo tocca a noi tutti smontare e rompere il meccanismo di Expo costruendo un’alternativa fatta di partecipazione, tutela del lavoro e dei beni comuni e dalla difesa del diritto alla città.

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#NoExpo: presidio e volantinaggio a Mantova

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Domenica 14 settembre, h. 9.30
(piazza Mantegna – Mantova)

#NOEXPO: PRESIDIO E VOLANTINAGGIO

Durante la giornata di “Expo Tour” organizzata da Regione Lombardia, rompiamo la cappa di silenzio per affermare che Expo serve unicamente per la distribuzione clientelare di ingenti risorse pubbliche e ha come unico risultato la devastazione ambientale e la creazione di nuovo debito pubblico.
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Le cronache e le inchieste giudiziarie degli ultimi mesi hanno rivelato un quadro di corruzione e malaffare che lega tra loro mega-eventi e grandi opere: dal Tav al Mose, dalla ricostruzione post sisma de L’Aquila fino ad arrivare a EXPO 2015.
È ormai chiaro che dietro le belle parole sui temi dell’EXPO e sulle prospettive di sviluppo e rilancio dei territori si nascondono grandi interessi economici per pochi: strade, case, centri commerciali, poltrone in Spa, visibilità per i politici e ingenti finanziamenti pubblici. Non siamo davanti a poche mele marce, ma ad un collaudato sistema di potere economico e politico che continua ad arricchirsi anche in piena crisi: centrodestra e centrosinistra, tutti dentro con le proprie “clientele” imprenditoriali. A completare il quadro i migliaia di posti di lavoro promessi si traducono per lo più in stage sotto pagati e volontariato, ossia lavoro a gratis e sfruttamento.
Milano, la Lombardia e Mantova: realtà proiettate verso Expo2015.
Su Expo per fortuna il sistema economico e politico mantovano è in ritardo come i treni della Mantova-Milano, ma un po’ tutta la politica sembra entusiasta e pronta a saltare sul carro della manifestazione. Cosa succederà dato che ci sono in ballo fondi pubblici e privati per una serie di progetti (al momento però inesistenti o campati per aria) legati a Expo 2015? 320 mila euro verranno spesi per il “padiglione galleggiante”, l’inutile piattaforma-simbolo della partecipazione di Mantova alla grande esposizione milanese. Tutto questo mentre viene ripetuto che non ci sono soldi per i disoccupati, si aumentano le tasse e si taglia su scuola e sanità.
La sintesi del nuovo modello di società che ci aspetta si regge su tre pilastri: debito, cemento e precarietà in quantità sempre crescenti, e di questo Expo diventa simbolo, attraverso l’utilizzo di risorse pubbliche per profitti privati. Non solo. Dietro lo slogan vuoto “nutrire il pianeta” si confermano quelle politiche agroalimentari che negano accesso al cibo e all’acqua, impongono OGM e SISTEMI alimentari utili solo alle multinazionali, tra i primi sponsor di Expo 2015. Un altro dei maggiori finanziatori del mega-evento mostra in questi mesi il suo vero volto: lo Stato israeliano, che quest’estate ha bombardato e devastato Gaza facendo strage della sua popolazione. Domenica la città di Mantova ospiterà la tappa di un tour di Expo per presentarsi ai territori: per questo organizziamo un momento di presenza critica e di dissenso.

Domenica 14 settembre, dalle 9.30 IN PIAZZA MANTEGNA, a pochi metri dal Palazzo della Ragione dove si terrà un convegno che, di fatto, lancia la manifestazione a livello locale.
R O M P I A M O I L S I L E N Z I O !

VelENI d’estate

veleniNegli scorsi giorni l’ENI ha annunciato un “ridimensionamento” della propria presenza in Italia con la riorganizzazione della raffineria di Gela e degli impianti di Taranto, Porto Marghera, Livorno e del petrolchimico di Priolo. Si parla di decine di migliaia di posti di lavoro a rischio nel medio termine; una crisi che potrebbe colpire anche i 4 mila lavoratori mantovani (compreso l’indotto di autotrasportatori, facchini, addetti pulizie etc.).
La Versalis, con sede in via Taliercio, a due passi dalla IES, è infatti una società chimica soggetta all’attività di direzione e coordinamento di Eni S.p.A, che gestisce la produzione e la commercializzazione dei prodotti petrolchimici provenienti dall’impianto di Marghera.  In più Versalis produce l’olone, sostanza che serve per produrre a sua volta i filati per le calze del distretto di Castel Goffredo e anche del Bergamasco. Da via Taliercio escono anche polistirolo e altri isolanti che servono all’edilizia; così le plastiche per realizzare oggetti di vario tipo e per rivestire i cavi elettrici. Le aziende dell’industria automobilistica di Castiglione e non solo si approvvigionano a Mantova di materiale plastico per stampare fanalerie e paraurti.
I sindacati hanno reagito a questo annuncio proclamando per il 29 luglio un imponente sciopero nazionale per i dipendenti della multinazionale, con manifestazione a Roma.

Questa operazione rappresenta molto probabilmente il primo passo per la definitiva privatizzazione dell’ENI, avviata nel 1995. Non è un caso che a capo di quella che è una delle più grandi multinazionali nel settore petrolifero sia stata nominata dal governo Renzi la “nostra” Emma Marcegaglia, che spingeva per la sua privatizzazione già nel 2011, proprio dopo il patteggiamento del fratello Antonio per milioni di euro relativi ad una tangente proprio al gruppo Enipower. Qualcuno ha creduto che, in quanto “donna del territorio”, la Marcegaglia avrebbe avuto un occhio di riguardo in questi tempi di crisi: sbagliato, gli squali fiutano la paura e sbranano di conseguenza.
Non è nemmeno un caso che pochi giorni fa sul quotidiano di Confindustria (Il Sole 24 Ore) si auspicasse un intervento del governo per cedere un’ulteriore quota del 5% “al mercato o a qualche altro fondo sovrano”. Il piano industriale che hanno in serbo per l’Italia Renzi e Confindustria.

Già nel 2012 al battesimo di Versalis si iniziava a parlare concretamente di “liberare risorse” per “risollevare gli stabilimenti in crisi” con esplicito riferimento a quelli italiani ed europei con un occhio di riguardo, a livello di investimenti, per quelli extra-europei. In quest’ottica può essere letto l’annuncio di Renzi relativo a investimenti pari a 50 miliardi di euro per  il gas del Mozambico.  Un settore strategico in cui il mondo occidentale fa a gara per accaparrarsi partnership con i Paesi emergenti. Le parole non sono nostre ma il: “Ci servono joint-venture per penetrare nei mercati del Medio ed Estremo Oriente, dell’America Latina e del sud-est asiatico. Così avremo presenza commerciale e poi, in una seconda fase, potremo valutare se insediare stabilimenti”  di Daniele Ferrari (nel 2012 ad) era già abbastanza esplicito. ENI sta indirizzando i propri investimenti in Paesi dove le legislazioni sui diritti del lavoro, le legislazioni ambientali e quelle anti-corruzione permetterebbero al colosso petrolifero di spremere al massimo nuovi territori e nuova forza lavoro. É la favola del “libero mercato che si autoregola”, certo, con un livellamento verso il basso di chi sta(va) meglio.

Così Gela è già in mobilitazione: l’annuncio di non volere riavviare l’attività produttiva della raffineria e di voler stracciare l’accordo (firmato solo lo scorso anno) che garantiva 700 milioni di euro di investimenti, ha portato a scioperi e blocchi stradali da parte di centinaia di lavoratori siciliani. Due giorni fa un nuovo colpo di teatro: Salvatore Sardo di ENI sostiene di non voler chiudere l’impianto di Gela, bensì di “riconvertirlo” alla produzione green investendo molto di più dei precedenti 700milioni di euro inizialmente previsti e poi cancellati. Le solite tattiche diversive fatte di annunci e contro-annunci.

Annunci e tattiche diversive anche a Mantova? E’ di febbraio scorso l’alleanza tra Eni, con il suo braccio Versalis, con Elevance Renewable Sciences per spingere sulla chimica verde, che l’assessore regionale Fava collocava già nel futuro del petrolchimico mantovano, IES inclusa.

Intanto di verde c’è ben poco in ciò che rimane sul territorio mantovano come una triste eredità del passato, come nei tanti siti che condividono con Mantova gli stessi percorsi industriali: tanti veleni, nell’aria, nel terreno e nell’acqua, testimonianza di azioni mirate agli stretti interessi economici anziché a quelli dei territori e dei cittadini: 200mila metri cubi di rifiuti di quella che in città chiamano la “collina dei veleni”; mille e ottocento fusti contenenti ciascuno 200 litri di fanghi mercuriosi cementati in due enormi vasche, il terreno impregnato di mercurio liquido sotto la ex Sala celle e infine altri 4 o 5 quintali di sali solubili di mercurio depositati sul fondo del canale Sisma. Inquinamento che risale per lo più agli anni ’60 e che è ancora tutto lì, all’interno del perimetro a quei tempi Montedison. E che, dopo una serie infinita di studi, consulenze, convegni, ricorsi e controricorsi, rischia di rimanere lì per chissà quanto.

Questi veleni, come quelli scaricati nell’aria dalla centrale elettrica usata come inceneritore dei residui della lavorazione dei prodotti chimici (fenolo e stirolo), sono stati l’oggetto del continuo ricatto messo in atto nei decenni insieme a quello occupazionale. La solita tiritera: mettere in atto attività di bonifica e di azioni a tutela dell’ambiente e della salute umana significa aumentare i costi di gestione e perdere competitività. E intanto la politica ci dice che, è necessario scegliere il male minore ed ecco che, “per salvare i posti di lavoro e migliorare l’ambiente”, viene autorizzata la costruzione del turbogas Enipower Mantova, che incassa profitti milionari ma che, pur essendo controllata ENI come Versalis e Syndial e pur operando nello stesso sito, è una società diversa e quei profitti non “serviranno” per la soluzione dei problemi del territorio.

Nei vari passaggi societari, dalla Montecatini fino alle attuali Syndial, Versalis e Enipower, tutti si sentono sollevati da ogni assunzione di responsabilità, preoccupati a mettere in atto azioni solo apparentemente a difesa del territorio (la tutela dei posti di lavoro) con la promessa di investire, poi, a tutela della salute e dell’ambiente, ma che mirano ad aumentare i profitti, vampirizzando quel territorio, per poi spostarsi altrove o “ridefinire gli assetti societari”, “tagliare i rami secchi”, o invocare nuove liberalità.

Bisogna guardare in faccia la realtà, a maggior ragione dopo questi anni di mazzate prese da chi lavora. Con scuse più o meno suggestive vengono chiuse fabbriche e distretti produttivi; il problema è sempre “il costo del lavoro” o “il bilancio in rosso” perché in questa fase “di soldi non ce ne sono” e intanto immense somme di denaro vengono spostate come i carri armati del Risiko su territori dove poter incrementare indiscriminatamente il proprio profitto. Questa è una strategia di annientamento che colpisce i lavoratori, la produzione e l’ambiente. Noi lo chiamiamo da anni “capitalismo straccione”, in attesa che qualcuno ci contraddica e possa parlare di “serietà, attenzione allo sviluppo e all’ambiente” della classe imprenditoriale senza rendersi ridicolo. Da vent’anni prosegue senza sosta un pericoloso binomio di delocalizzazioni e dismissioni di capitale pubblico che sta asportando gli organi vitali dell’economia di questo Paese e della nostra città. Piccoli gruppi di azionisti, manager e padroni brindano ai loro guadagni, mentre la maggior parte della popolazione subisce tutto il peso della crisi.

La torre galleggiante – Mantova Expo 2015

Anche Mantova vuole far parte di Expo 2015: mentre a Milano fioccano arresti e indagini nei confronti di politici di centrodestra e centrosinistra che avevano creato un sistema di tangenti per favorire imprese politicamente “amiche”, da noi gli amministratori stanno ancora elaborando i primi progetti. Tra questi ci sarebbe la “torre galleggiante”, il padiglione mobile da piazzare sul lago di mezzo; giusto tra la Ies spenta e la Burgo chiusa. Uno “scherzetto” che dovrebbe costare tra le 350 e i 450mila euro, di cui 50.000 andranno all’archistar portoghese per il progetto. Per realizzare l’opera dovrebbero collaborare economicamente Comune, Provincia, Camera di Commercio,Parco del Mincio e Confindustria. Con molta ironìa abbiamo elaborato anche noi una nostra versione del progetto, ispirata ad una saga cinematografica.
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Cast e personaggi:

Pàstacc il Bianco: Alessandro Pastacci, Presidente della Provincia di Mantova
Sodo Braghins: Nicola Sodano, sindaco di Mantova
Benedorm il ramingo: Giampaolo Benedini, ex assessore ai lavori pubblici di Mantova
Arwen Maròn: Roberto Maroni, Presidente della Regione Lombardia
Fàvowin: Giovanni Fava, assessore regionale all’agricoltura
Mordor: Milano

Nella marcia verso Expo 2015 nubi minacciose si alzano all’orizzonte. Quella che doveva essere la grande manifestazione si sta rivelando un affare per pochi che si scambiano favori e somme di denaro aiutati da bande di orchetti; il territorio viene devastato da cemento e opere inutili. Nella Contea di Mantova tutto arriva in ritardo: la Compagnia dell’Anello di Monaco, formata da Pàstacc il Bianco, il Sindaco Sodo Braghins e Benedorm il ramingo civico, si sono incontrati alla cascata del Vasarone, ma sono ancora indecisi su come partecipare al grande evento. Ripetono che non ci sono soldi per case popolari, aiutare gli hobbit disoccupati, ripubblicizzare le acque ormai privatizzate eppure cercano fondi per grandi opere. Tra le altre proposte, mentre i carri meccanici che vanno dalla contea di Mantova fino a Mordor sono sempre guasti o in ritardo, si pensa a particolari e costosi carri ristorante; il progetto più imponente (e indispensabile?) per la Contea sembra però essere quella della grande torre galleggiante sul lago di mezzo: un avveniristico padiglione che costerà diversi sacchi di soldi d’oro di privati e soldi d’argento del patrimonio di tutta la città di Paludeville e della Contea di Mantova. Da Mordor, tra scandali, ritardi nei lavori e arresti eccellenti, il presidente Arwen Maròn osserva e ripete che tutto va bene; nel frattempo, dal suo scranno regionale, Fàvowin tuona contro tutti i rappresentanti della Contea per la loro inettitudine.

Il malaffare, lo spreco, la cementificazione e la cialtroneria vanno fermate: servirà l’impegno unito di uomini, donne, elfi, nani e hobbit. Ce la faranno i nostri eroi?

Expo 2015: nutrire il pianeta o riempire le tasche di pochi?

A meno di un anno dall’inizio ufficiale, Expo 2015 è continuamente nell’occhio del ciclone e non solo per i ritardi nei cantieri. Nuovi arresti eccellenti seguono quelli di marzo e confermano quanto diciamo da tempo insieme alle reti di associazioni e movimenti che si battono contro la devastazione dell’esposizione universale: Expo 2015 serve unicamente per la distribuzione clientelare di ingenti risorse pubbliche e ha come unico risultato la devastazione ambientale e la creazione di nuovo debito pubblico.

Al di là delle belle parole sui temi dell’Expo e sulle prospettive di sviluppo e rilancio dei territori, interessi e affari veri sono altrove: strade, case, centri commerciali, poltrone in Spa e visibilità per i politici; senza dimenticare l’esercito di volontari e precari che verranno assunti prima e durante la manifestazione. Non siamo davanti a poche mele marce, ma ad un collaudato sistema di potere economico e politico che si scambia favori per continuare ad arricchirsi oscenamente in piena crisi: centrodestra e centrosinistra, tutti dentro con le proprie “clientele” imprenditoriali.

In tutto questo c’è anche l’enigma di Mantova: su Expo per fortuna il sistema economico e politico mantovano è in ritardo come i treni della Mantova-Milano, ma un po’ tutti, dal centrodestra al centrosinistra, sono entusiasti e pronti a saltare sul carro della manifestazione. Cosa succederà dato che ci sono in ballo fondi pubblici e privati per una serie di progetti (la maggior parte campati per aria) legati a Expo 2015?; tutto questo va in onda mentre viene ripetuto che non ci sono soldi per disoccupati, senza casa e si taglia su scuola e sanità.
Mantova ha vissuto anni di speculazioni edilizie e “favori” politici: davanti all’indecoroso spettacolo milanese, contrastare Expo 2015 ed ogni nuovo spreco, opera inutile o progetto di “favore” realizzato sul suolo Mantovano diventa un dovere morale e politico di tutte e tutti.