Tesseramento associazione eQual 2017

equal2017.jpg2012-2017: insieme cinque anni in cammino

Quest’anno eQual compie cinque anni, un lungo periodo di impegno sociale e politico per rimettere al centro solidarietà, diritti e uguaglianza. Il tesseramento 2017 è aperto a tutti/e coloro che vogliono sostenere e partecipare all’associazione per coltivare il terreno del cambiamento. In questo lustro, il nostro percorso nato nel buio della crisi economica, culturale (e politica) ha mantenuto la barra dritta su due temi fondamentali: la giustizia sociale (lavoro e diritti) e quella ambientale (beni comuni, inquinamento, diritto alla città), da cui sono partite tutte le nostre azioni solidali, le riflessioni, gli eventi, le proteste e le proposte.

Abbiamo visto con i nostri occhi che con idee radicali, concretezza e serietà si possono costruire alternative pratiche e rifondare rapporti sociali tra le persone. È una rivoluzione che costruiamo quotidianamente con la solidarietà tra lavoratori, la difesa del territorio dal profitto e dalla speculazione, il recupero della memoria storica e sperimentazioni come il Gruppo di Acquisto Solidale. Partiamo dalla nostra città, dal nostro territorio, ma ci sentiamo parte di un ampio fronte fatto di comitati, associazioni e realtà politiche che da nord a sud ogni giorno si battono per i reali bisogni e i diritti di milioni di persone.

Davanti a noi ci sono ingiustizie sociali, corruzione e la peste nera della guerra tra poveri. Le sfide sono molte e difficili, ma non per questo calerà il nostro impegno: “in direzione ostinata e contraria” continuiamo a coltivare il terreno dell’utopìa per raccogliere il cambiamento.

[ Sarà possibile tesserarsi direttamente agli eventi di eQual oppure chiedendo informazioni alla nostra pagina o via mail a gruppoequal@gmail.com ]

P.S. SAVE THE DATE: giovedì 9 febbraio a Mantova assemblea generale dell’associazione.

 

Annunci

La casa è un diritto, la guerra tra poveri no

borgoN2Le cronache nazionali delle ultime settimane sono state dense di notizie sul problema casa, sulle occupazioni abitative e sugli sgomberi dando spazio alla propaganda di chi specula su situazioni di disagio per alimentare la guerra tra poveri. Prima che questo possa accadere anche a Mantova è necessario fare chiarezza: il problema delle “case solo a questo o quel gruppo etnico/nazionale” è una invenzione politica.

Solo la città capoluogo ha una ricchezza di oltre 5000 case sfitte che negli ultimi anni sono aumentate a causa della forte speculazione edilizia che ha edificato interi quartieri rimasti vuoti e, in alcuni casi, mai completati. A questa offerta abnorme di case attualmente “sul mercato”, fanno da controcanto le ottocento richieste di un alloggio popolare da parte di cittadini italiani e immigrati. Proprio le case popolari rappresentano l’altro consistente pezzo del problema: nonostante Aler provi a tamponare la situazione con qualche decina di nuovi alloggi, l’edilizia popolare è in crisi. Per fortuna l’azienda lombarda per l’edilizia residenziale sembra avere operato una inversione di marcia che auspicavamo, ovvero la ricerca di fondi regionali per il recupero dello sfitto esistente anziché la svendita del proprio patrimonio. Questo al netto di gestioni “allegre” da parte degli amministratori pubblici (l’ex assessore regionale alla casa di Forza Italia è sotto processo per favoreggiamento e legami con la criminalità organizzata) e improbabili piani di alienazione che hanno provato a svendere ai privati intere palazzine pubbliche. Ci sono invece centinaia di alloggi popolari sfitti che avrebbero bisogno di pochi interventi di migliorìa o di lavori di ordinaria amministrazione per tornare ad essere disponibili per chi ne ha bisogno. Non dimentichiamo inoltre i problemi spesso legati al basso livello costruttivo di tanti di quegli immobili, del quale non emergono mai responsabilità. Intanto, mentre tutto questo viene taciuto, continua il tormentone su assegnazione “privilegiate”: basta però guardare con uno sguardo attento ai cognomi delle graduatorie pubbliche per l’assegnazione di queste case, a Mantova si può vedere che la retorica del “si danno le case prima agli stranieri” è una balla colossale.
Intorno a questa situazione socialmente drammatica c’è il complesso problema degli sfratti, che nel nostro territorio è arrivato a superare il migliaio di richieste in un anno, con circa duecento sfratti realmente eseguiti. Nel quadro complessivo non può essere dimenticata la tassazione legata alla casa, che pesa in modo spesso insostenibile sui piccoli proprietari, che nel mattone avevano investito i risparmi di una vita.

In tempi di crisi è facile vedere sciacalli politici che incitano alla guerra tra poveri per racimolare qualche voto in più, addossando la colpa del problema abitativo a nuclei famigliari immigrati contrapposti agli italiani. A guardare la realtà e i d
ati oggettivi, si scopre invece che la responsabilità di questa bomba sociale pronta ad esplodere è da cercare altrove: gli interessi dei palazzinari che da sempre vanno a braccetto con una modo degradato di fare politica hanno prodotto case private vuote e l’esaurimento del sistema pubblico di tutela sociale.

Si smetta perciò di costruire nuove case (e nuovi super/iper mercati) e si utilizzino quelle già costruite, ma sfitte e/o mai abitate per adibirle a residenze pubbliche a canone calmierato, requisendole se necessario. In questo modo ridurremmo il consumo di suolo, daremmo la possibilità ad un tetto a centinaia di famiglie e un senso a piani di lottizzazione che, nelle condizioni di degrado e abbandono in cui versano ora, di senso non ne hanno.

La torre galleggiante – Mantova Expo 2015

Anche Mantova vuole far parte di Expo 2015: mentre a Milano fioccano arresti e indagini nei confronti di politici di centrodestra e centrosinistra che avevano creato un sistema di tangenti per favorire imprese politicamente “amiche”, da noi gli amministratori stanno ancora elaborando i primi progetti. Tra questi ci sarebbe la “torre galleggiante”, il padiglione mobile da piazzare sul lago di mezzo; giusto tra la Ies spenta e la Burgo chiusa. Uno “scherzetto” che dovrebbe costare tra le 350 e i 450mila euro, di cui 50.000 andranno all’archistar portoghese per il progetto. Per realizzare l’opera dovrebbero collaborare economicamente Comune, Provincia, Camera di Commercio,Parco del Mincio e Confindustria. Con molta ironìa abbiamo elaborato anche noi una nostra versione del progetto, ispirata ad una saga cinematografica.
padiglione

Cast e personaggi:

Pàstacc il Bianco: Alessandro Pastacci, Presidente della Provincia di Mantova
Sodo Braghins: Nicola Sodano, sindaco di Mantova
Benedorm il ramingo: Giampaolo Benedini, ex assessore ai lavori pubblici di Mantova
Arwen Maròn: Roberto Maroni, Presidente della Regione Lombardia
Fàvowin: Giovanni Fava, assessore regionale all’agricoltura
Mordor: Milano

Nella marcia verso Expo 2015 nubi minacciose si alzano all’orizzonte. Quella che doveva essere la grande manifestazione si sta rivelando un affare per pochi che si scambiano favori e somme di denaro aiutati da bande di orchetti; il territorio viene devastato da cemento e opere inutili. Nella Contea di Mantova tutto arriva in ritardo: la Compagnia dell’Anello di Monaco, formata da Pàstacc il Bianco, il Sindaco Sodo Braghins e Benedorm il ramingo civico, si sono incontrati alla cascata del Vasarone, ma sono ancora indecisi su come partecipare al grande evento. Ripetono che non ci sono soldi per case popolari, aiutare gli hobbit disoccupati, ripubblicizzare le acque ormai privatizzate eppure cercano fondi per grandi opere. Tra le altre proposte, mentre i carri meccanici che vanno dalla contea di Mantova fino a Mordor sono sempre guasti o in ritardo, si pensa a particolari e costosi carri ristorante; il progetto più imponente (e indispensabile?) per la Contea sembra però essere quella della grande torre galleggiante sul lago di mezzo: un avveniristico padiglione che costerà diversi sacchi di soldi d’oro di privati e soldi d’argento del patrimonio di tutta la città di Paludeville e della Contea di Mantova. Da Mordor, tra scandali, ritardi nei lavori e arresti eccellenti, il presidente Arwen Maròn osserva e ripete che tutto va bene; nel frattempo, dal suo scranno regionale, Fàvowin tuona contro tutti i rappresentanti della Contea per la loro inettitudine.

Il malaffare, lo spreco, la cementificazione e la cialtroneria vanno fermate: servirà l’impegno unito di uomini, donne, elfi, nani e hobbit. Ce la faranno i nostri eroi?

(Dossier) L’ipermercato Esselunga di Mantova: tra carrelli e speculazione

eSSelunga [ Scarica il dossier in .Pdf ]

Sul tema della speculazione e degli interessi privati a scapito della città come bene comune di tutti, il gruppo eQual è intervenuto più volte e in modi diversi.  Dalla protesta al gioco, dalla proposta all’inchiesta, il nostro impegno per vedere rispettato quel “diritto alla città” calpestato per anni, non è mai venuto meno. Dopo la fine del periodo di “spese collettive” con i buoni da trenta euro malamente offerti da Esselunga per “comprarsi” il favore della città, pubblichiamo un dossier per mettere insieme tutti i pezzi del caso Esselunga.

Una raccolta di dati, osservazioni e riflessioni per comprendere meglio ciò che si cela dietro questa “occasione imperdibile per la nostra città” e agire di conseguenza. Un documento che si rivela ancora più importante nei giorni in cui da parte di Esselunga (che un anno fa minacciava la città di vendere ai cinesi in caso di forti contrarietà) arrivano le anticipazioni di bizzarri progetti con “più verde” e l’offerta di ulteriori fondi per la conservazione di opere architettoniche: una ennesima captatio benevolentiae da cui si sono fatti prontamente attrarre elementi del centrodestra e del centrosinistra locale.

C’è un problema edilizio ed etico: ci sono troppi maxi-supermercati intorno alla città, baracconi di cemento dove, va sottolineato, la precarietà dei lavoratori è parte integrante delle offerte al ribasso. C’è un problema commerciale: si spengono le luci del piccolo commercio cittadino e i quartieri si riempiono sempre più di vetrine vuote. La nostra ferma opposizione si muove dunque contro l’idea stessa di un nuovo grande insediamento commerciale a Mantova e non è questione di bandiera: in tempi di contrazione dei consumi questo è buonsenso prima di essere una riflessione politica.

Siamo convinti che le opere pubbliche non debbano essere utilizzate come merce di scambio per svendere pezzi di città ai privati. L’edificazione di opere pubbliche non è un “favore” gentilmente concesso da qualche ricco benefattore, ma un preciso dovere delle amministrazioni locali e statali, che devono agire nel rispetto della trasparenza e dell’utilità pubblica. L’utilità pubblica deve tornare ad essere il metro con il quale programmare i nuovi interventi urbanistici. Preferiremmo discutere insieme il modo per favorire la rinascita di Valletta Valsecchi o di altri quartieri come Lunetta invece di dover contrastare l’ennesima speculazione commerciale.

È ora di ripensare le strategie di sviluppo della nostra città ripartendo dai quartieri e dal coinvolgimento diretto dei cittadini e delle collettività. Fermare questo scempio e far rinascere Mantova è possibile. Costruiamo l’alternativa.

 

Foto48a

Cemento e carrelli per Mantova

eSSelungaIn questi giorni abbiamo iniziato a raccogliere le tessere di Esselunga, le card con le quali il colosso della grande distribuzione vorrebbe ingraziarsi i mantovani. Una raccolta che continua perché in tante/i vogliamo trasformare questa “polpetta avvelenata” in solidarietà attiva per ribadire che Mantova non si vende.

C’è un problema edilizio ed etico: ci sono troppi maxi-supermercati intorno alla città (12), baracconi di cemento dove, va sottolineato, la precarietà dei lavoratori è parte integrante delle offerte al ribasso. C’è un problema commerciale: si spengono le luci del commercio cittadino (sono appena stati chiusi due supermercati di vicinato in via Ariosto e via Porto e il Punto Amico fatica a chiudere il bilancio dell’anno) e i quartieri si riempiono sempre più di vetrine vuote. La nostra ferma opposizione si muove dunque contro l’idea stessa di un nuovo grande insediamento commerciale a Mantova e non è questione di bandiera: in tempi di contrazione dei consumi questo è buonsenso prima di essere una riflessione politica.

Rispetto ad altre catene già presenti sul territorio, il “marketing d’assalto” di Esselunga ha colpito in negativo l’immaginario collettivo. Solo per le card prepagate la ditta lombarda ha messo sul piatto qualcosa come 720.000 euro: una cifra esorbitante che, in tempi di crisi, suona come uno schiaffo alla collettività. Una montagna di soldi che, da sola, aiuterebbe a rimettere in sesto le case popolari oggi abbandonate, darebbe linfa alle scuole pubbliche cittadine martoriate dai tagli o potrebbe contribuire a rimettere in funzione una struttura come il Palazzetto dello Sport (volutamente lasciato  in stato di  abbandono in favore di un Palabam utilizzato per tutto tranne che per lo sport). Tanti adesso guardano al sottopasso di Porta Cerese come al bene supremo. Sono  persino  disponibili ad accettare Esselunga, ma chi ci assicura che non si ripeta quello che è accaduto al sottopasso ciclabile legato a  Piazzale Mozzarelli?  Ttutte le altre promesse legate agli oneri compensativi delle nuove lottizzazioni,  che non sono state  mai realizzate? Il sottopasso potrebbe anche essere utile, ma di certo non preceduto dall’ennesimo Ipermercato (Esselunga  mente  sapendo di mentire  perché dai 2500 m2 in su, le strutture commerciali sono considerate Ipermercati, mentre i cosiddetti supermercati di vicinato rimangono sotto gli 800 m2).
Inoltre chi arriva a spendere tutti questi soldi solo per convincere i cittadini della bontà di una speculazione edilizia non è certo un benefattore, né un filantropo. Si tratta di  manager, fatti esattamente della stessa pasta padronale di chi ha chiuso la Burgo, delocalizza la Ies, cementifica ovunque ed esternalizza i bancari per salvare i propri stipendi d’oro. Una minoranza arrogante ed ideologica che per fare profitto è pronta a passare, con le buone o con le cattive, sulle vite dei cittadini e dei lavoratori di Mantova.
Per riuscire a farlo però si devono servire della politica: ieri, quando il centrosinistra  favoriva la coop per farle costruire a Porta Cerese, ad opporsi in consiglio comunale c’era una opposizione di sinistra seguita a ruota da elementi di quel centrodestra che oggi invece è “cameriere” dei nuovi arrivati. In ogni epoca c’è chi si oppone alle speculazioni perché portatore di principi e c’è invece chi lo fa per interesse: per questi ultimi bastano davvero trenta denari per cambiare idea.