DI NUOVO UN AUTOBUS IN FIAMME

asola

Sulla pelle di studenti, pendolari e autisti brucia un sistema malato
Guardate questa foto di un autobus avvolto dalle fiamme, purtroppo non è la prima: un bus di linea prende fuoco e i giovani passeggeri salvi solo per l’intervento tempestivo dell’autista. Il mezzo incendiato era della bresciana SAIA, del gruppo Arriva Italia Srl, holding italiana di Deutsche Bahn e partner di Apam nei trasporti di Brescia Sud. Quelle fiamme sono il simbolo di un disastro economico e politico che ha interessato anche Mantova, il suo trasporto pubblico locale e, più in generale, un’idea di mobilità italiana basata su tagli e privatizzazioni.

Apam, trasformata in Spa a controllo pubblico a parole ma dall’indirizzo privato, ha “creato utili” tagliando migliaia di corse, aumentando il costo degli abbonamenti e precarizzando le condizioni dei lavoratori. Un “risanamento” che è stato scaricato interamente sulle spalle dei pendolari, degli studenti medi e delle loro famiglie. In questo modello di gestione diminuiscono anche i controlli, le riparazioni ed in generale, la sicurezza degli utenti.

Negli scorsi anni, insieme agli studenti e alle studentesse del Network Studentesco, ci siamo impegnati in un lavoro di denuncia e di rivendicazioni nei confronti della politica mantovana e di Apam per contrastare questa tendenza. Nel silenzio delle politica, ribadiamo che Apam va riconvertita in azienda speciale di diritto pubblico: il suo unico obiettivo non devono essere i guadagni degli azionisti, ma garantire un servizio di trasporto pubblico efficiente, di qualità e accessibile a tutti.
 

 

 

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Renzi #STAIpocoSERENO! Foto dal contro-comitato di benvenuto

Più di cento persone hanno partecipato al presidio organizzato per dare il “benvenuto” al Presidente del Consiglio, Matteo ‎Renzi‬. Per la prima volta dopo anni, un numero di manifestanti significativo per una piccola città si è radunato per contestare direttamente il capo di un Governo e le sue scelte politiche, economiche e sociali; un fatto storico se si considera la “tradizionale” cultura politica di Mantova.

Lavoratori, disoccupati, studenti, donne e uomini italiani e non: queste le categorie sociali unite oggi in piazza Cavallotti per dimostrare che dietro gli annunci, le comparsate televisive e i tweet di Renzi c’è il nulla. Striscioni e cartelli che non sono fatti per i “salotti buoni” ma che parlano la lingua di chi sta pagando la crisi. Perché il JobsAct‬ peggiora e peggiorerà la vita di milioni di persone italiane e immigrate che ogni giorno fanno i conti con precarietà e sfruttamento. Perché privatizzazioni e nuovo cemento sono il gran regalo a multinazionali e grandi imprenditori offerto dal decreto “Sblocca-Italia”, mentre sprechi come il‪ ‎TAV e la vergogna nazionale dell’‪Expo‬ costano decine di miliardi di euro provenienti dalle nostre tasse. Perché un governo che accetta gli ordini della BCE e taglia sullo stato sociale, sulla sanità e sull’istruzione, sta portando il paese verso il baratro, alla faccia della ‎buonascuola‬.

Renzi, come di consueto, è dovuto entrare e uscire da un ingresso secondario per evitare la pesante contestazione.

Nonostante le difficoltà e il poco tempo a disposizione, siamo riusciti ad organizzare la manifestazione e siamo orgogliosi del risultato ottenuto (e per nulla scontato). Ringraziamo tutte e tutti quelli che hanno partecipato: oggi si è potuto vedere che tra il Berlusconismo 2.0 di Renzi e l’estrema destra di Salvini‬, si può e si deve costruire una alternativa che parte dal basso e dai bisogni reali delle persone.

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Il flop della BreBeMi – Risposta al legale della società

“Chi è in difetto è in sospetto”, scriveva Manzoni. Ci stupiamo quindi della lettera del 12 marzo scorso firmata dal responsabile affari legali della società BreBeMi a seguito di una nostra lettera dove criticavamo Expo2015. Ci ha colpito innanzitutto la volontà dell’avv. Comes di prendere le distanze dall’esposizione universale di Milano: evidentemente non siamo gli unici ad avere un giudizio negativo dell’evento. Consigliamo dunque all’avvocato Comes di scrivere ai vari attori politici che non perdono occasione di accostare tra loro la BreBeMi ed Expo.

Ci fa anche molto piacere che la stessa società abbia dichiarato quando è nata l’idea della “nuova” autostrada 1d1393ea-3a77-11e4-8035-a6258e36319btra Brescia e Milano: 1997, un progetto quindi inaugurato già vecchio, mentre il mondo intorno ad esso è cambiato radicalmente. E da qui vogliamo partire per affermare che l’inutilità del progetto non è un nostro giudizio, ma la constatazione di una realtà di fatto fotografata dai numeri: le stime iniziali prevedevano un flusso di 60 mila veicoli, mentre attualmente ne transitano appena 11 mila (fonte: La Repubblica).
Meno di cinque mesi sono stati sufficienti per abbandonare i toni trionfalistici con cui era stata salutata l’inaugurazione della nuova autostrada. Il 23 luglio all’inaugurazione, era “uno straordinario esempio di successo”, almeno secondo il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni. Il 15 dicembre, invece, sarebbe arrivato -secondo lo stesso Maroni- il tempo di decidere “se questa opera resta o chiude”, e la discriminante sarebbe la volontà o meno da parte dello Stato di garantire un finanziamento pubblico pari a 270 milioni di euro per rendere sostenibile il piano economico e finanziario dell’opera. Se l’avvocato Comes ha intenzione di tutelare nelle sedi opportune l’azienda che rappresenta, gli consigliamo di iniziare citando in giudizio Maroni.

Ma arriviamo dunque al ritornello della “grande opera realizzata interamente con capitale privato“: è bene chiarire che le “banche” che hanno garantito il project financing si chiamano Cassa depositi e prestiti (controllato all’80% dal ministero del Tesoro) e Banca europea degli investimenti (di proprietà dei Paesi dell’UE, compresa l’Italia). Gli 800 milioni preventivati per realizzare l’opera nel corso degli anni sono lievitati a 2,439 miliardi di euro (38 milioni di euro a chilometro). Non solo. Con la Legge di Stabilità 2015 la società concessionaria, Brebemi spa, riceverà dal 2017 al 2031 ben 20 milioni di euro l’anno dallo Stato; il triennio 2015-2017, invece, sarà coperto dalla Regione Lombardia: altri 60 milioni di euro in tre rate. La BreBeMi è così poco frequentata che anche la gara d’appalto per gli autogrill e le stazioni di rifornimento, di cui non è ancora provvista, è andata a vuoto; il costo del pedaggio, alto più del doppio rispetto alla A4, 20140910_78151_brebemiCsarà scontato del 15% fino al 31 maggio per gli abbonati Telepass e quindi poniamo alla società rappresentata dall’avvocato Comes la stessa domanda che ha posto il giornalista Luca Martinelli dalle pagine di Altreconomia: chi paga (davvero) lo sconto di BREBEMI?

Ma sulla BreBeMi ci sono ombre ben più inquietanti, come emerge dalle dichiarazioni senza mezzi termini fatte da Roberto Pennisi, procuratore presso la Direzione Nazionale Antimafia, il 4 novembre scorso davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite legate al ciclo dei rifiuti:“l’unico scopo al quale fino a questo momento è servita la BreBeMi è stato per interrare rifiuti. (…) La ferrovia corre parallelamente alla BreBeMi e io la vedo sempre vuota. Purtuttavia, a noi la BreBeMi è nota nella misura in cui ha formato oggetto di una validissima indagine della Dda di Brescia anche per traffico illecito di rifiuti.”

Non siamo tecnici o avvocati, siamo cittadini interessati a capire le ragioni e le ricadute economiche, ambientali e sociali, di queste “grandi opere”. E nel farlo non nascondiamo la nostra preoccupazione per il livello di approssimazione con cui sono state prese e vengono prese decisioni strategiche importanti, come quelle relative alla costruzione di una nuova autostrada, costata oltre 2,5 miliardi di euro (che qualcuno, prima o poi, dovrà restituire ai soggetti che li hanno prestati).

APAM: immagini di un disastro

1794712_387410774729861_2036700155_nLa notizia dello svenimento di uno studente su di un pullman di Apam non è solo un fatto di cronaca: è l’ennesima conferma di una strategia politico-economica che da anni punta alla distruzione del servizio del trasporto pubblico locale.

Studenti ammassati come bestie sui pullman che sempre più spesso prendono fuoco, guidati da lavoratori precarizzati, sono le immagini di un disastro. La politica regionale e locale (in modo bipartisan) ha operato a suon di tagli per smantellare il servizio e creare le condizioni per un trasporto pubblico locale di tipo privato che punta al semplice profitto e a far quadrare i conti con ogni mezzo necessario. Esponenti politici e i consiglieri di amministrazione la chiamano “eccellenza”, ma per studenti, pendolari e autisti questa si traduce in tagli di corse, tagli sul personale (e di conseguenza sulla sicurezza) e aumenti continui; in pochi anni gli abbonamenti sono cresciuti in modo incontrollato gravando sulle spalle delle famiglie degli studenti, i principali utenti del trasporto pubblico. Due anni fa avevamo prodotto un dossier sul trasporto pubblico locale a Mantova che è stato superato in negativo dai fatti.

Nel gioco delle parti Apam si scrolla di dosso le accuse e dà la colpa alla#rovincia che non dà soldi, che se la prende con la Regione, fino ad arrivare allo Stato centrale: non è mai colpa di nessuno. Per noi, invece, c’è un sottile intreccio di interessi politici ed economici (nei cda come nei palazzi del potere i nomi e i partiti rappresentati sono sempre quelli) che ha prima svilito il ruolo del pubblico, per poi propagandare un impianto privatistico che, lo dicono le cronache quotidiane, non funziona.

[Per approfondire: https://equalmn.wordpress.com/tag/apam/]

Eliminare parcheggi gratuiti: ci riprovano

freeL’amministrazione Sodano, rilanciando la proposta del 2013 di cancellare aree di sosta gratuita, torna all’attacco sul tema dei parcheggi. Il disastro è iniziato quando nel 2004 la gestione dei parcheggi fu tolta ad Apam e affidata ad una società del Comune –Mantovaparking- ed al suo sostanzioso cda. La devastante speculazione di piazzale Mondadori targata Fontanili fece sparire 190 posti auto gratuiti e altri 90 a pagamento (lato via Conciliazione). Arrivò poi una nuova mazzata con la giunta Brioni. Nel 2008 divennero a pagamento anche aree non centrali come viale Isonzo, viale della Repubblica e piazzale Gramsci: in totale 631 strisce passarono da “bianche” a “blu”. L’amministrazione Sodano non ha cambiato corso rispetto degli errori del passato. Mantovaparking è stata trasformata in Aster e sono state intensificate le trattative per portare avanti i lavori di piazzale Mondadori. Nel 2013 ha trasformato 50 posteggi auto gratuiti di porta Mulina in altrettanti a pagamento. Per il 2014 si progetta di eliminare le aree di sosta gratuita in viale Piave e a ridosso del rondò di porta Pradella: dicono che lo faranno per “creare una ciclabile nel viale alberato” e “ridare decoro ad un parcheggio disordinato trasformando l’area in una zona a verde” (eliminando di fatto la disagiata ma unica area parcheggio utilizzata soprattutto dai pendolari e da chi si sposta con i treni). Argomentazioni  a cui non credono nemmeno loro, visto che l’unica motivazione logica è quella di favorire il parcheggio sotterraneo privato appena aperto sotto piazzale Mondadori. Un muro di frottole per mascherare l’ennesimo tentativo di favorire l’interesse privato contro il bene comune dei cittadini. Mentre la città muore economicamente e commercialmente, gli amministratori pubblici continuano a pensare che l’unica strategia utile sia quella di “farla pagare” a lavoratori pendolari, studenti e, indirettamente, i commercianti per fare l’ennesimo regalo ai privati e ai loro interessi.  Una operazione “scientifica” portata avanti per anni, nel contesto anche di un trasporto pubblico mortificato da tagli e rincari, che rende la vita difficile a chi è obbligato a spostarsi in città per lavoro e/o studio, allontana clienti per i negozi del centro e scoraggia i turisti.
Sciogliere Aster e affidare la gestione dei parcheggi ad Apam per sostenere il trasporto pubblico, lastricare l’area di porta Pradella per creare parcheggi dignitosi, rimettere in sosta libera le aree periferiche oggi a pagamento e ricalibrare le tariffe sono solo alcune delle misure emergenziali che si potrebbero mettere in campo pensando ai cittadini e al loro diritto alla mobilità. Dieci anni di disastri anche nel campo dei parcheggi, impongono la necessità di cambiare rotta: non è questione di utopia, ma di serietà e di volontà politica.

Piazzale Mondadori: uno scempio speculativo

mondad(clicca sull’infografica per vederla a grandezza naturale)

Da più di sette anni si susseguono annunci, strette di mano e comunicati stampa, ma di finito in piazzale Mondadori c’è ben poco. Lo scempio speculativo della ex-autostazione, i parcheggi spariti e l’ennesimo cantiere edilizio, tocca da vicino l’economia e la politica mantovana: si sono alternati 3 Sindaci e due Presidenti di Provincia. Nessuno che abbia chiesto scusa alla città per questa immensa vergogna. Parcheggi privati sotterranei non rappresentano una valida alternativa. La vera alternativa sarebbe che la gestione dei parcheggi cittadini tornasse ad Apam, smantellando il carrozzone Aster (ex Mantovaparking) e rimettendo a sosta libera molte delle aree semi-centrali. Questo favorirebbe la vita sociale ed economica del centro cittadino. Ripensare le stazioni-passanti e ricostruire una autostazione centrale degna di un capoluogo di provincia sono temi altreattanto attuali. Adesso serve una forte volontà politica per operare il cambiamento e fermare lo scempio di piazzale Mondadori.

L’operazione di speculazione edilizia attuata dalla giunta provinciale Fontanili, nel 2005 portò alla svendita del terreno della storica autostazione cittadina (e i relativi parcheggi) di piazzale Mondadori: una struttura di primaria importanza come l’autostazione centrale venne cancellata e scorporata in mini-stazioni passanti. Furono eliminati 90 parcheggi a pagamento (via Conciliazione) e oltre 200 posteggi gratuiti (area adiacente a viale Piave.  Il progetto prevedeva la realizzazione di 350 nuovi posti auto sotterranei: tutti a gestione privata. Il privato -la CIS che si costituì in “Forum Mondadori”- comprò tutta l’area per cinque milioni di euro per realizzare hotel, condomini, negozi e uffici: la febbre del cemento era già alta e la crisi era dietro l’angolo, ma il progetto venne autorizzato lo stesso. All’apertura del cantiere i primi problemi: nel 2007 vengono ritrovati i resti delle antiche mura della città; il nuovo sindaco Brioni pone il problema dell’albergo, troppo alto rispetto al campanile di Ognissanti. Il progetto viene corretto con un hotel più basso e viene previsto un parco archeologico per le rovine antiche. Nel 2009 il cantiere ha riaperto e, l’anno dopo, l’amministrazione Sodano ha dato nuovo impulso per il completamento dei lavori. A settembre 2010 la ditta “La Leale” di Roncoferraro rileva il 70% di Forum Mondadori pagando in contanti cinque milioni di euro (più o meno il valore iniziale dell’intera area) più altri due milioni di euro nel 2012 per il restante 30% di quota societaria. Da quasi due anni si susseguono gli annunci di apertura imminente del parcheggio sotterraneo a pagamento. L’affare Mondadori si è dunque rivelato una fregatura per diversi soggetti che vi hanno messo mano. Di recente sono anche state avanzate proposte paradossali: ad Apam, cui venne tolta la gestione di tutti i parcheggi pubblici era stato proposto di gestire il parcheggio privato insieme ad Aster, l’azienda nata per soppiantarla; la stessa Apam avrebbe dovuto acquistare (per circa due milioni di euro) la palazzina liberty dell’area Mondadori, la stessa dalla quale fu sfrattata nel 2006. Per fortuna questa ipotesi sembra essere caduta nel vuoto.
La ditta costruttrice pochi giorni fa ha proposto di (ri)vendere l’area del parcheggio agli enti locali (una cordata di Provincia, Comune e Camera di Commercio) per sette milioni di euro: una nuova vendita che servirebbe a terminare il resto del cantiere.

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[Poco più di un anno fa abbiamo iniziato un percorso di approfondimento, sensibilizzazione e di protesta sul tema della cementificazione del territorio, del numero abnorme di centri commerciali e sul problema casa. Dossier e documenti vari si sono alternati ad azioni dirette: alcune di protesta (ad esempio in occasione della votazione del Pgt) altre più costruttive (il ca$h mob a sostegno di Punto Amico). Quasi a compimento di una parte del percorso è stato presentato Mantovopoly, il gioco sulla città di Mantova. Un esperimento ludico-sociale che verrà riproposto, aggiornato, durante la primavera del 2014.
Le tematiche trattate non sono di certo nostra esclusiva e, quando è stato possibile, abbiamo cercato di “fare rete” creando alleanze con quei soggetti che hanno dimostrato affinità al nostro percorso: dal sostegno alla raccolta firma di Acm contro Esselunga alla campagna “abbassate gli affitti” del gruppo di studenti “Reazione a Catena. Mantova esprime energie e idee che tracciano una prospettiva alternativa a quella degli interessi privati e del cemento che hanno guidato la politica cittadina: esperienze significative, talvolta contraddittorie, che non possono essere sottovalutate.
Invertire la rotta è un lavoro culturale, sociale e politico molto difficile che hai suoi tempi: le scorciatoie non esistono. Per rilanciare pubblichiamo una serie di cartoline virtuali che riprendono i tre filoni principali del nostro impegno: speculazione edilizia, carrelli, cemento. Iniziamo con quella su piazzale Mondadori: una delle opere speculative più invasive degli ultimi anni che, ancora oggi, è il monumento ad un modo disinibito di amministrare la città. ]

(La foto originale di piazzale Mondadori ci è stata concessa da Boskizzi)

Apam: tra tagli e finanza creativa

schelebusQuesta mattina abbiamo solidarizzato con i lavoratori Apam in sciopero:
sosteniamo le loro rivendicazioni e riteniamo che il  trasporto pubblico locale debba tornare al centro del dibattito politico, specie dopo le ultime dichiarazioni dell’azienda che riaprono ferite sociali e ed economiche lunghe un decennio.
A suon di tagli quest’anno gli utili di Apam sono cresciuti, ma le difficoltà dell’azienda sono state scaricate sulle spalle dei pendolari , specialmente studenti medi  e loro famiglie, con migliaia di corse tagliate e continui aumenti degli abbonamenti, con la scusa di “migliorare il servizio” e fare cassa. Attraverso il cofinanziamento sono stati reperiti  fondi europei e nazionali che però sono andati alla realizzazione di progetti effimeri o di facciata, come il BusTv o, peggio, gli “information desk” fotovoltaici spenti ormai da tempo. Scellerata è stata la scelta di togliere a un’azienda pubblica , dal 2004, la gestione dei parcheggi cittadini da parte del comune, portandola al tracollo e al necessario ingresso di soci privati: i parcheggi tolti ad Apam sono stati affidati ad una srl comunale, Mantova Parking, trasformata dall’attuale giunta in Aster srl. Nel 2006 la provincia di Mantova ha deciso la svendita dell’area della stazione centrale autobus di piazzale Mondadori per una immensa opera di speculazione edilizia. In sostituzione sono sorte le fallimentari stazioni passanti, di cui l’ultima, quella del Vinci-Fermi, programmata da anni come stazione a tutti gli effetti e consegnata solo lo scorso settembre come … banchina di cemento. La sede cittadina di Apam, con biglietteria, è stata collocata di fianco alla stazione dei treni nella comodissima piazza Don Leoni.
Ad oggi  l’impresa che ha realizzato il complesso di piazzale Mondadori si è ritrovata in un affare meno remunerativo di quanto auspicato. C’è da chiedersi se sia per  interesse pubblico o per “risarcire” quell’impresa che vediamo spuntare ipotesi paradossali: la prima è quella di affidare la gestione del nuovo parcheggio sotterraneo ad Aster o Apam o ad una accoppiata Aster-Apam.  Ad
Apam venne tolta la gestione di tutti i parcheggi pubblici e ora Apam dovrebbe gestire un parcheggio privato insieme all’azienda nata per soppiantarla?
Nell’altra ipotesi Apam dovrebbe
acquistare (circa 1.800.000 euro) la palazzina liberty, la stessa dalla quale fu sfrattata nel 2006: forse per “migliorare” la collocazione della biglietteria, spostandola di 500 metri,  dalla zona stazione ad un vicolo chiuso in mezzo alle case?

Noi vogliamo credere che tutto questo sia solo uno scherzo perché le ipotesi riportate, alla luce della storia recente di Apam e del trasporto pubblico locale, sono impresentabili. Dopo tutti i disastri avvenuti in un decennio, le risorse economiche di Apam non possono essere usate per gestire parcheggi privati o spostare di pochi metri una biglietteria, ma per aumentare le corse, migliorare
il parco mezzi, calmierare le tariffe e ascoltare le rivendicazioni dei lavoratori. È tempo che gli amministratori mantovani e quelli di Apam chiariscano, con le parole ma soprattutto con le loro scelte, se il loro obiettivo sia quello di garantire un servizio di trasporto pubblico efficiente, di qualità e accessibile a tutti.

eQual

(Per un approfondimento consigliamo la lettura
del testo di appunti sul trasporto pubblico locale
liberamente scaricabile dal sito)

Una splendida serata – 23 marzo

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Come gruppo eQual ci teniamo a ringraziare tutti i partecipanti e le partecipanti per la loro presenza all’incontro di sabato 23 marzo. Un grazie  a Luca Martinelli per il suo lavoro di indagine, analisi e comunicazione che ci ha permesso di approfondire quei temi di cui ci occupiamo sul territorio a Mantova, ma che sono al centro del dibattito e degli interessi speculativi in tutta Italia. Un grazie a Marco Remondini per l’emozione che riesce a trasmettere con la musica, per la disponibilità e soprattutto per la pazienza. Ultimo, ma non per importanza, un ringraziamento alla Coop. Bioanch’io che ci ha messo a disposizione i suoi locali.

Una splendida serata: A PRESTO!

Sull’incontro in Provincia con lo staff dell’assessorato ai trasporti.

In merito alla nota stampa della Provincia pubblicata sulla Gazzetta di Mantova del 6 ottobre, riteniamo opportuno dare completezza al comunicato stringato. Come gruppo eQual siamo stati contattati per un “incontro” con i vertici del trasporto pubblico all’interno dell’amministrazione provinciale: in primis ci preme sottolineare che le due parti erano convenute sull’informalità dell’incontro, nonché sul fatto che un’uscita sulla stampa sarebbe stata superflua.
L’incontro, più che una classica “lezione tecnica degli amministratori vs. doglianze di base”, è stato invece contraddistinto da uno scambio proficuo di domande e di relative informazioni su questioni come gli aumenti, ma soprattutto sulle scelte politiche che vengono fatte e gli investimenti.
Ci riteniamo parzialmente soddisfatti per aver potuto esprimere dal vivo alcune critiche costruttive su determinate linee di indirizzo e politiche aziendali che vertono sulla necessità (ormai improrogabile) di invertire la tendenza caratterizzata da aumenti e tagli a favore degli azionisti e sulle spalle degli utenti. Sul fronte dell’utilizzo dei fondi e quindi delle scelte politico-economiche fatte negli ultimi anni, rimangono invece le perplessità già evidenziate durante l’azione di settembre e all’interno del nostro breve dossier sul trasporto pubblico.

Profitti per pochi, rincari per tutti. Occupazione dell’infopoint Apam

Questa mattina un gruppo di studenti e precari ha protestato contro il caro-biglietti di Apam occupando simbolicamente il punto informativo situato in Piazza don Leoni. Il gruppo di attivisti, tra i quali alcuni appartenenti al gruppo eQual che ha pubblicato e distribuito un dossier sul trasporto pubblico locale, sono entrati all’interno dell’infopoint e hanno improvvisato un sit-in per denunciare una situazione non più tollerabile. All’esterno dell’ufficio di Apam è stato esposto lo striscione “Apam: profitti per pochi, rincari per tutti!”

Il riferimento più diretto è al caro-biglietti che negli ultimi cinque anni ha visto un continuo aumento delle tariffe e che a fine agosto ha subìto un nuovo ritocco verso l’alto. Il risultato è che, per una fascia extraurbana media (San Benedetto Po-Mantova), l’abbonamento mensile è passato dai 59,50 euro del 2008-2009 ai 74 euro del periodo 2012-2013 con un aumento di 14 euro in cinque anni. Inoltre, quello che risulta particolarmente fastidioso, è che Apam vanti una “eccellenza” certificata dalla regione: dal punto di vista degli utenti è difficile capire dove sia questa eccellenza se aumenta il costo dei biglietti e solo nel 2011 sono state tagliate circa 19.000 corse. Con una politica di aumenti e di tagli è chiaro che l’azienda sia stata “risanata”: ma le centinaia di migliaia di euro di utile non sono andate a vantaggio degli utenti, specialmente studenti e lavoratori pendolari, ma agli azionisti. Il Cda lottizzato dalla politica comprende tutto l’arco politico istituzionale dal Pd alla Lega e non stupisce che su questi temi ci sia un silenzio profondo.
In tempi di crisi e di spending review, le “scuse” per rincari e disagi, i fondi ci sono eccome, ma vengono dirottati su dubbie operazioni di innovazione. Chiunque può immaginare cosa e quanto si sarebbe potuto fare con i soldi utilizzati per gli “information desk” fotovoltaici spenti da tempo o ancora i recentissimi schermi informativi montati sugli autobus della città; allo stesso modo la “rivoluzione” delle stazioni passanti è stata una gigantesca operazione di speculazione edilizia: il cantiere di Piazzale Mondadori che ha sostituito l’autostazione non è ancora finito e le stazioni passanti sono state un enorme flop in termini di utilità e di viabilità. Il cantiere per la nuova stazione passante dell’Itis/Vinci è partito solo quest’estate, ma del progetto alla fine non rimarrà che una pensilina di cemento.
Va da sé quindi la necessità di una azione forte per aprire un dibattito sul trasporto pubblico locale, per un servizio di qualità, con tariffe giuste e in cui sia rispettata la dignità dei lavoratori. Occorre riaffermare, anche attraverso la mobilitazione e l’azione diretta, un principio fondamentale: il trasporto pubblico è un servizio sociale e non una merce qualsiasi, motivo per cui Apam non può essere considerata alla stregua di un’ impresa volta alla mera produzione di profitto.
Come prima rivendicazione, i manifestanti chiedono ad Apam e alle amministrazioni che detengono la maggioranza delle azioni di Apam, di darsi da fare per operare una “calmierazione” dei prezzi per evitare che i costi della crisi diventino un affare per gli azionisti e un problema per gli utenti.