GRAVISSIMO: AGGRESSIONE NEONAZISTA IN PIENO CENTRO A MANTOVA

ghosttNella tarda serata di sabato, un gruppo di estremisti di destra ha aggredito e malmenato un giovane lavoratore che stava bevendo una birra con i suoi amici. Si sono avvicinati ad uno dei locali del centro, lo hanno riconosciuto come un simpatizzante di movimenti di sinistra, hanno tentato inutilmente di provocarlo e strattonarlo e, infine, gli hanno sferrato un pugno in piena faccia; in seguito gli aggressori sono scappati via.

Le provocazioni di stampo neofascista a Mantova  contro attivisti sociali e sedi politiche vanno avanti con intensità da anni, ma mai si era arrivati ad una violenza così grave. Sono sempre quei teppisti di estrema destra che scimmiottano il terrorismo squadrista degli anni Venti; si spostano sul territorio per fomentare odio contro lavoratori stranieri e richiedenti asilo, organizzano “legalmente” banchetti e manifestazioni di propaganda razzista e omofoba, e “legalmente” celebrano i fascisti morti in guerra con parate nostalgiche.

Tutto questo avviene in una democrazia nata dalla fine di una dittatura tragica che, negli ultimi anni, è stata svilita al punto di lasciare libertà d’azione anche a chi si richiama esplicitamente alla violenza fascista: in una Italia dove i governi colpiscono quotidianamente i lavoratori e soffiano sul fuoco della guerra tra poveri, le prove tecniche di fascismo sono già lì, senza nemmeno il bisogno di questi picchiatori. Una idea distorta di “libertà di espressione” porta questi frutti: già in tantissime città d’Italia, quando i neonazisti si sentono “liberi” di manifestare, poi arrivano le aggressioni notturne e le botte a chi non la pensa come loro.

Diamo la nostra massima solidarietà al giovane lavoratore aggredito e chiediamo a tutte e tutti, ai cittadini, ai lavoratori e alle istituzioni di non voltarsi dall’altra parte davanti quanto sta succedendo, perché la fase di crisi sociale che stiamo vivendo è sempre più drammatica e dal passato tornano anche i fantasmi del nazismo.

In Marcia sui Sentieri Partigiani III

inmarcia2017small15.07 | Mantova – Malga Lunga (Bg)
IN MARCIA SUI SENTIERI PARTIGIANI III

Sabato 15 luglio – Terza edizione di “in marcia sui sentieri partigiani”: escursione popolare sulle orme della 53^ Brigata Garibaldi “13 Martiri” nella zona della Val Gandino e Lago d’Iseo, nella provincia di Bergamo.

★ L’associazione eQual organizza una nuova gita sociale della memoria: il 15 luglio torniamo sui luoghi di battaglia dove più di settant’anni fa contadini e operai antifascisti diedero vita ad una delle più importanti brigate combattenti dell’Italia settentrionale, capace di seminare il panico tra le fila dei nazisti e dei loro fantocci repubblichini italiani. Celebre la battaglia di Fonteno (Bg), uno dei più importanti episodi del movimento partigiano in Lombardia. Molti gli uomini che la 53a sacrificò alla causa resistenziale: dai “Tredici martiri” fucilati il 22 dicembre 1943, da cui prese il nome, alla squadra di Giorgio Paglia, catturata nel Rifugio Malga Lunga a Sovere, il luogo simbolo della storia di questa brigata, ora trasformato in Museo della Resistenza.

★ Cammineremo insieme tra la memoria viva dei sentieri, degli alberi e delle pietre che raccontano le storie del nostro passato, l’eco di una guerra combattuta tra chi partiva volontario nel nome di libertà e uguaglianza e chi serviva i fautori di dittatura e diseguaglianze sociali. Lo facciamo perché quella Storia con la S maiuscola è alla radice del nostro impegno e perché in un mondo nuovamente colmo di ingiustizie, la Resistenza è un obbligo civile, morale e politico.

★ Saremo accompagnati dai volontari dell’ANPI della provincia di Bergamo che ci racconteranno la storia del territorio e della brigata “13 Martiri”; un momento comunitario e sociale per stare insieme e costruire nuova consapevolezza contro le finte memorie condivise di cartapesta e i “mal di Pansa” che generano revisionismi storici indegni.

Oggi come ieri, in cammino e in lotta per un mondo
di libertà, uguaglianza e giustizia sociale
★★★

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INFORMAZIONI PRATICHE:

– Partenza ore 7:30 dal parcheggio PalaBAM (Mantova)
(7:10 ritrovo casello Pegognaga).
– Rientro per le 19:15 circa.
– Escursione sui sentieri della Malga Lunga (percorso adatto a tutte le età).
– Quota di iscrizione 20 euro, incluso pranzo in Malga (13 euro per studenti e inoccupati, 5 euro per i bambini)

Per informazioni / prenotazioni: mandaci un messaggio alla pagina fb, o una mail a gruppoequal@gmail.com

“DALLA VOSTRA PARTE” CERCA COMPARSE MANTOVANE

dallavostraparte.jpg“DALLA VOSTRA PARTE” CERCA COMPARSE MANTOVANE
(meglio se appartenenti all’estrema destra)

 

La nuova puntata dello show di Rete 4 con collegamento da Mantova ne smaschera ancora una volta lo stile, l’orientamento e il casting non “casuale”. “Dalla vostra parte” è il carro armato ideologico della destra più radicale: immigrazione, emergenza, zingari, micro-criminalità straniera; spazio anche a omosessuali “contro-natura”, politici ladri (tutti di sinistra). Il tutto come in un film degli anni Trenta con i nemici esterni della “comunità” che minacciano la brava gente italiana. Uno show pseudo-giornalistico che appiattisce le complessità e i problemi tra cinismo e urla per alimentare insicurezza, odio e guerra tra poveri.

Un teatro dell’orrore che in studio si nutre di opinionisti come Alessandra Mussolini (FI) a parlare di valori della famiglia tradizionale e l’impresentabile Stefano Esposito (PD) a parlare di legalità e si collega con le piazze d’Italia con gruppi di “semplici cittadini”. È a questo punto che la farsa costruita in studio impiega figuranti sul territorio scelti non a caso.

dallavostraparte1Il 26 agosto 2015 nel quartiere Virgiliana di Mantova si tenne una manifestazione neonazista per protestare contro l’arrivo di 15 richiedenti asilo. Per fare numero arrivarono 150 estremisti di Forza Nuova e Casapound da mezzo nord Italia con al seguito troupe televisive nazionali, tra cui quelle di “Dalla Vostra Parte”: quella sera tra i “cittadini esasperati” che stavano davanti alle telecamere c’erano diversi naziskin di certo non di Mantova. Nel servizio girato al pomeriggio, inoltre, alle parole “nel quartiere monta la rabbia” seguivano le dichiarazioni rabbiose di due forzanovisti dell’Alto Mantovano e le parole pacate di due signore abitanti in zona.

Il 12 novembre dello stesso anno, una nuova puntata parlò del problema dell’area ex mantovavostraparteCeramica, legando direttamente degrado a immigrazione senza considerare i problemi speculativi, edilizi e politici del caso. Tra gli abitanti che chiedevano una riqualificazione della zona (abbattimento mostri incompiuti, salvataggio della struttura della ceramica e creazione di un parco) c’erano i “semplici cittadini” dello stato maggiore della Lega Nord cittadina (militanti, consigliera e pure il commissario federale in felpa verde).

 

Ieri sera stesso copione: a commentare la legge sulla legittima difesa c’era un ristretto vostraparte3manipolo di persone tra cui molti fedelissimi del politico di estrema destra Luca De Marchi. Già nei giorni precedenti girava in privato l’invito ad essere presenti alla diretta e, con sprezzo del ridicolo, il conduttore ha detto testualmente “siamo qui con dei cittadini che hanno subìto furti e violenze” dando la parola proprio al consigliere comunale che ha potuto fare un proclama contro “il governo di sinistra del Pd” (?).

In campo abbiamo forze fascio-leghiste che nascondendosi dietro la patina di “semplici cittadini” provano ad organizzare in politica le insicurezze sociali delle persone (abilmente alimentate dai media) per dirottare l’attenzione e il malessere lontano dal “manovratore”. La crisi economica, sociale e politica sta colpendo in egual modo lavoratori italiani e stranieri, i disoccupati, i pensionati etc. La guerra tra poveri che divide non su base sociale ma sull’etnia e sulla nazionalità è uno strumento di chi comanda per dormire sonni tranquilli: a questo servono le marionette che si mettono in posa per le telecamere dei talk-show serali.
Tocca a noi smascherare e respingere al mittente questi continui tentativi di dividere lo sterminato popolo che sta subendo la crisi. Tocca a noi indicare chiaramente che il nemico di cittadini e lavoratori non chiede l’elemosina, ma indossa giacca e cravatta, siede nei CDA delle S.p.a.  e nasconde i proventi dello sfruttamento e della speculazione nei paradisi fiscali. Dobbiamo essere uniti per avere la forza di rovesciare il tavolo.

 

Verso e oltre il 25 aprile

25Anche quest’anno come associazione eQual ci siamo impegnati a costruire un percorso verso e oltre il 25 aprile che vuole intrecciare la memoria storica con l’attualità dell’antifascismo. Le nostre radici affondano nel passato di una terra violentata dalla dittatura fascista e dalla guerra mentre oggi siamo chiamati ad agire in un presente “nero” in cui dalla crisi economica e della democrazia emergono nuove guerre, nazionalismo, diseguaglianze sociali e razzismo; in questo scenario l’azione violenta di squadre di burattini neonazisti, troppo spesso tollerata dalle istituzioni, rappresenta solamente la punta dell’iceberg. Gli insegnamenti del passato e la storia delle resistenze di ogni epoca sono luci che ci guidano nel buio e ci indicano la via da seguire per costruire democrazia e giustizia sociale.

★ Dal 21 al 25 aprile a Pegognaga insieme al Comune e alla locale sezione Anpi, e in collaborazione con altre realtà associative come Arci, abbiamo pensato, studiato e organizzato un percorso virtuoso di cultura antifascista per capire meglio le connessioni tra passato e presente. Saranno le “cinque giornate di Pegognaga” con un ricco calendario di eventi di cui segnaliamo due appuntamenti in particolare:

– Venerdì 21 ore 21.00, presso il Centro Culturale Livia Bottardi Milani, piazza V. Veneto
“If Only I Were That Warrior – Se quel guerrier io fossi” di Valerio Ciriaci: i crimini di guerra commessi durante l’occupazione italiana in Etiopia dal 1935.
Proiezione del docufilm e dialogo con lo storico Mauro Canali.

– Domenica 23 ore 16.00 presso il Bocciodromo, via Curiel 38
Nuove destre, vecchie storie: la lotta al neofascismo oggi. Analisi giuridica, cronaca quotidiana e appunti di militanza per delineare percorsi di contrasto ai neofascismi.
Tavola rotonda e dibattito.
★ Il 25 aprile saremo  in piazza per festeggiare con orgoglio Festa della Liberazione e invitiamo tutti/e a partecipare alle iniziative:

– a Mantova ore 9.30, per la manifestazione istituzionale ai Giardini della Resistenza in viale Piave
– a San Giorgio ore 10:45, davanti al Centro culturale all’inizio di via XXV Aprile, manifestazione auto-organizzata dai cittadini e attivisti di San Giorgio per celebrare e attualizzare i valori della Resistenza e della Costituzione.
– a San Benedetto Po ore 11.00 per partecipare tutti/e insieme alle celebrazioni in piazza Marconi

★ Venerdì 28 aprile, Arci Primo Maggio a San Benedetto Po, dalle 19:45 cena con ricette “partigiane”, dalle 21:00 presentazione del libro: Partigiani a tavola. Storie di cibo resistente e ricette di libertà  scritto da  Lorena Carrara  e Elisabetta Salvini. Dalle 22:30 concerto dei Cabrera.

Roncoferraro: scritte neonaziste contro i richiedenti asilo

ausLa guerra tra poveri la vincono sempre i ricchi e i loro burattini. Disinneschiamola!

A Casale di Roncoferraro a giorni arriveranno 15 richiedenti asilo. Nonostante il lavoro di informazione e di rassicurazione messo in atto dal Comune, c’è chi è già pronto a soffiare sulle paure dei trecento abitanti della frazione. Sul muro dell’ex ristorante che diventerà casa per questa decina di persone è comparsa una inquietante scritta in tedesco. I soliti neonazisti che usano la guerra tra poveri per giocare alla “razza pura” aiutando quel sistema che fingono di contrastare.

Abbiamo denunciato più volte, e non smetteremo di farlo, l’esistenza di un sistema di speculazione e sfruttamento sulla questione immigrazione. Il “sistema di accoglienza” è allo sbando per la sua stessa natura: uno Stato che vive di emergenze e che “esternalizza” ad enti privati la gestione delle vite di migliaia di richiedenti asilo è uno Stato fallimentare. Sono diversi ormai i casi di “finte cooperative” che con questa situazione hanno risanato i propri debiti e che sfruttano il lavoro di operatori e operatrici; sono magari gli stessi enti “caritatevoli” che per farsi una faccia presentabile poi trovano qualche lavoretto a voucher per gli ex-richiedenti asilo o mettono in piedi feste (multi)etniche, magari sfruttando la generosità di realtà solidali del territorio. In poche parole, solo qualche briciola di tutto questo arriva in tasca ai capri espiatori di questa macchina infernale che, pare quasi vero, sembra architettata per creare fratture sociali alimentate da media complici e politici sciacalli.
La scritta in tedesco “via gli stranieri” apparsa nel territorio di Roncoferraro mostra esattamente chi è il burattino  del nemico: i neonazisti e i loro simili che quando attaccano a parole il “business dell’immigrazione” puntano solamente a fomentare odio nei confronti dell’ultimo anello della catena politico-economica.
La crisi economica, sociale e politica sta però colpendo in egual modo lavoratori italiani e stranieri, i disoccupati, i pensionati etc. Per contrastare neonazisti e forze “democratiche” che inneggiano ad espulsioni di massa giocando con le paure delle persone, serve un cambiamento radicale dell’esistente, a partire dalle sicurezze sociali: lavoro, diritti, sanità, istruzione, beni comuni e democrazia; parole che suonano eretiche in questo sistema ingiusto e corrotto. Solo con la giustizia sociale possiamo disinnescare la guerra tra poveri.

La paura dell’uomo nero

quomoneroguerra tra poveri: come e perché e a chi fa comodo

Ogni giorno la nostra vita è inquinata da casi di cronaca, bufale e boiate di propaganda che mescolano lavoratori stranieri, immigrati e richiedenti asilo: dai media e dalle invettive politiche emergono solo criminalità, falsità atroci, omissioni e buonismo scadente con l’unico risultato di aumentare la percezione di insicurezza e scatenare la guerra tra poveri. Noi non ci vogliamo adeguare alla corrente e preferiamo dire due o tre cose meno di comodo, ma sicuramente più utili a comprendere di cosa si sta parlando e preparare gli antidoti al veleno quotidiano.

In Italia oggi ci sono 5 milioni di immigrati provenienti da tutto il mondo e di diverse religioni. Alcuni sono simpatici, altri meno, ma il dato incontrovertibile è che 2.300.000 di loro sono lavoratori e lavoratrici, quasi mezzo milione sono i disoccupati; 800.000 i minorenni scolarizzati. 500.000 sono i piccoli imprenditori, commercianti e autonomi. Tra i lavoratori sono maggiormente diffuse le occupazioni nell’industria, nella logistica e ancora di più nell’agricoltura. Nelle campagne, anche nelle nostre, si registrano diversi casi di caporalato e sfruttamento da parte di imprenditori italiani. Gente che lavora come noi e che dobbiamo definire non in base al colore della pelle e della religione, ma per il fatto che viviamo la stessa crisi; semplicemente “lavoratori stranieri”.

Chi sbarca in Italia dopo essere sopravvissuto a viaggi disumani (gestiti da un traffico mafioso di scafisti) è sempre e comunque un essere umano come tutti noi: non ci sono i “negri in catene” che arrivavano secoli fa alla corte dell’uomo bianco e come noi italiani possono essere onesti e simpatici o degli emeriti cialtroni, provengono da zone povere e in guerra o ricche ma corrotte fino al midollo; per questo non ci stiamo alle generalizzazioni tipo “immigrati di merda” o solo “poveri fratelli migranti”.  Sicuramente finire tra le grinfie di un circuito economico pieno zeppo di errori che ne cura l’accoglienza non alimenta la solidarietà degli italiani e non incoraggia alla fiducia gli ultimi arrivati.

Lo diciamo da tempo e lo ripetiamo che uno stato che privatizza (anche) l’accoglienza, che crea un sistema di arricchimento per pochi soggetti privati, di sfruttamento lavorativo per tanti operatori e che lascia solo delle briciole agli ultimi anelli della catena, ovvero i richiedenti asilo, non è “buonismo di sinistra”,  ma un vigliacco “affarismo di destra; chiunque faccia profitto sull’emergenza profughi o chi ci si infila solo per raccattare soldi e visibilità fa schifo tanto quanto i buffoni neonazisti che ci fanno sopra campagna politica con petizioni, presìdi e altre boiate che colpiscono il richiedente asilo e non tutto il circuito economico. E sia chiaro che entrambe le categorie sono nemiche dell’uguagalianza, della solidarietà e della giustizia sociale.

Ed è pur vero che c’è la criminalità, ci sono i “clandestini” e ci sono i problemi nelle periferìe: proprio perché abbiamo toccato con mano questi problemi, vogliamo dire anche qui due cose molto semplici. Con leggi infami come la Bossi-Fini se un lavoratore straniero che ha faticato per due mesi o dieci anni e perde la sua occupazione, in breve tempo diventa anche clandestino e, per finire nel lavoro nero o tra le grinfie della criminalità, il passo è veramente breve. Tra i milioni di immigrati ci sono sicuramente anche sbandati e piccoli criminali, ma questa –cascasse il mondo- è una minoranza della minoranza continuamente amplificata dai media e da certa politica: indovinate voi il perché. La politica che da decenni è tutta intenta a privatizzare e distruggere lo stato sociale, nel frattempo ha creato le condizioni per sbattere tutti gli immigrati nei quartieri più difficili in modo da creare veri e propri ghetti dove il disagio sociale si fa sentire con più forza: nel disagio e nella ghettizzazione sociale vanno a pescare proprio i radicalismi dei fascio-islamici dell’Isis come i neonazisti di casa nostra.

La crisi economica, sociale e politica sta però colpendo in egual modo lavoratori italiani e stranieri, i disoccupati e i pensionati senza confini di provenienza o di religione. Visto che il problema parte tutto da economia, lavoro e guerra (bombardamenti, esportazione armi, sostegno a dittature corrotte “amiche”) basterebbe questo spaccato orgogliosamente “di classe”  per prendere insieme la rincorsa da sinistra,  ribaltare tutta la retorica che alimenta una lurida guerra tra poveri e colpire finalmente speculatori, banchieri, padroni e politicanti che sfruttano e rubano il futuro a questo paese.
Vogliamo la sicurezza e per ottenerla non servono “stati di polizia”, ma vanno fermate le guerre, la vendita di armi ed il sostegno a dittatori come Erdogan. Vogliamo la sicurezza sociale e per farla serve una politica di welfare che procuri sanità, istruzione, case e una accoglienza slegata dal profitto di pochi: rompendo così con decenni di tagli e privatizzazioni bipartisan.

È ora, prima che sia troppo tardi.

UNA NUOVA PROVOCAZIONE DI ESTREMA DESTRA A MANTOVA

nazibustersGuerra tra poveri: il neofascista in doppiopetto chiama a raccolta squadristi e naziskin

La crisi economica colpisce in egual modo la maggioranza della società: lavoratori italiani e stranieri, disoccupati, studenti, pensionati etc. È il momento in cui chi sta in basso può prendere coscienza e scegliere di ribellarsi: proprio a quel punto spuntano sempre fuori i burattini sciocchi e violenti del sistema, vecchi e nuovi fascisti come il camerata De Marchi che fanno il loro sporco teatrino di distrazione di massa e di divisione.

Ci vuole una patologia ossessiva o una complicità con chi comanda nel voler fare baccano intorno a minoranze per raccattare voti sulle insicurezze sociali. Il campo di sosta attrezzata di via Guerra conta a malapena una trentina di famiglie di cittadini italiani di etnìa sinta, lo 0,30% della popolazione mantovana. Una piccola storia fatta di ghettizzazione e problemi sociali da cui si può uscire: la maggior parte della popolazione attiva lavora e in molti sono favorevoli alla dismissione del campo. Ma per l’estrema destra questo è un dramma, come farebbero a fare propaganda contro “gli zingheri”?

Fingere che i problemi non esistano è stupido buonismo almeno quanto ingigantirli per fomentare paura e odio: ecco perché fa doppiamente schifo la chiamata alle armi del consigliere De Marchi. Il delicato caso di Roverbella viene utilizzato per indire un presidio contro il campo nomadi di Mantova. Il consigliere rappresentante dell’estrema destra quando governava con Forza Italia ha avuto tempo di sostenere privatizzazioni, speculazioni edilizie mentre invece il tanto disprezzato campo è rimasto lì. Adesso inventa una nuova provocazione e invita dichiaratamente neonazisti, skinhead, associazioni di estrema destra camuffate da civiche a fargli da comparse per la sua commedia. Spera di ottenere visibilità, creare consenso politico sulla paura e magari cercare lo scontro verbale e/o fisico a favore di telecamera.

Per questo, insieme alla crisi, è sempre più chiaro che dobbiamo combattere anche la guerra tra poveri: ogni giorno politici da strapazzo indicano i presunti nemici da combattere, mentre da dietro banchieri, grossi imprenditori e speculatori ci scippano soldi, lavoro, sanità, istruzione, ambiente e la nostra stessa dignità.

No alla guerra tra poveri per una società più libera e solidale

12654236_1037941336248188_6491087725878952706_nTra sabato e domenica mattina si sono svolti una decina di banchetti/volantinaggi nei quartieri della città e nell’hinterland per sensibilizzare i cittadini sul clima di “guerra tra poveri” e sul tema dell’estrema destra neofascista che si insinua in questo clima di insicurezza sociale. Una iniziativa lanciata dall’associazione eQual che ha visto l’adesione e la partecipazione di diverse realtà di base, sociali, sindacali e partitiche: FIOM, Comitato Cittadino “Peter Pan” LunettaFrassinoVirgiliana, Comitato Cittadini di Viale Risorgimento, Centro Bruno Cavalletto, Arci Mantova, Arci Virgilio Club, Arci Fuzzy, A.R.C.I. TE Brunetti, Arci Salardi, ANPI Mantova , Associazione di Mediazione Interculturale Al Nur , Rifondazione Comunista Mantova, SeL – Sinistra Italiana Mantova e Arcigay La Salamandra Mantova.

La crisi economica sta colpendo in egual modo la maggioranza della società: lavoratori italiani e stranieri, disoccupati, studenti, pensionati etc. È il momento in cui chi sta in basso può prendere coscienza e scegliere di ribellarsi: proprio a quel punto spuntano sempre fuori i burattini sciocchi e violenti del sistema, vecchi e nuovi fascisti che fanno il loro sporco teatrino di distrazione di massa.
Durante l’ultimo anno anche nel mantovano si sono verificati vandalismi notturni, aggressioni fisiche, raid contro sedi di partito/sindacato e strutture di accoglienza realizzati da esponenti dell’estrema destra neofascista.

Per questo decine cittadini, lavoratori, studenti e attivisti della città hanno deciso di dare un segnale pacifico, ma nuovo nell’approccio e forte nei contenuti: una azione comune per ribadire che a Mantova non c’è spazio per l’infezione della guerra tra poveri, per chi predica odio e intolleranza, ma soprattutto che chi è realmente interessato al bene comune non può fare altro che impegnarsi quotidianamente per una società più libera, giusta e solidale.

Appello: No alla guerra tra poveri, no al nuovo fascismo

Steffi-Reichert_CC-BY-NC-ND-2.0-630x420L’estrema destra neofascista mantovana da più di un decennio è sempre stata marginale, frammentata e politicamente nulla. Per anni si sono alternate decine di sigle, tra partitini e movimenti, composte sempre dalle stesse persone. La crisi economica, sociale e politica sta però colpendo in egual modo lavoratori italiani e stranieri, i disoccupati, i pensionati etc. Storicamente, una guerra tra poveri che divide non su base sociale ma sull’etnia e sulla nazionalità è uno strumento di chi comanda per dormire sonni tranquilli. A quel punto spuntano fuori camicie nere vecchie e nuove che fanno il loro lavoro: burattini sciocchi e violenti del sistema.
Con queste premesse è nata “Mantova ai Virgiliani”, una sigla definita “apartitica”, ma che è saldamente in mano alle varie anime dell’estrema destra mantovana. Le foto , i riferimenti e i post sui social network dimostrano che questa “protesta dei mantovani contro i profughi” ruota intorno a militanti (di ieri e di oggi) del partito neofascista Forza Nuova e al gruppo di naziskin del Basso Mantovano. I richiedenti asilo e l’insicurezza sociale sono solo un pretesto per tornare alla ribalta, anche camuffati: eppure tra questi “semplici cittadini” ci sono gli stessi estremisti organizzatori dell’assalto alla manifestazione di Arcigay del 2013, i responsabili di ripetuti vandalismi alle sedi di realtà democratiche, provocazioni e aggressioni notturne. La loro natura è emersa chiaramente durante la manifestazione alla Virgiliana di fine agosto: un raduno neonazista in un quartiere di Mantova con ingenti arrivi di militanti di Casapound e Forza Nuova dalle province limitrofe. Un tentativo in grande stile di aprirsi un varco politico, cercare nuovi simpatizzanti tra i cittadini e, parlano le cronache, creare tensione e cercare lo scontro. E ci riprovano: già da ora è stata lanciata una manifestazione di “Mantova ai Virgiliani” in pieno centro cittadino per il 21 novembre. Non siamo dunque davanti al volantinaggio isolato di qualche gruppetto nostalgico, ma alla chiamata generale per una manifestazione fascista in città, benché camuffata.

Riteniamo che manifestazioni di questo tipo non debbano e non possano tenersi sul suolo cittadino; a maggior ragione a pochi metri dalla lapide che ricorda il sacrificio di Giuseppina Rippa, la lavoratrice marmirolese uccisa dai nazisti nel 1943. Come forze sociali che portano avanti i valori di libertà, uguaglianza e solidarietà, chiediamo dunque al Sindaco di Mantova, di adoperarsi perché Mantova non si trasformi di nuovo in un palcoscenico per neofascisti di ogni specie.

 

 

Adesioni (aggiornate 11 novembre)

A.N.P.I
Associazione eQual
Emergency Mantova
Arci Mantova
Servizio Civile Arci
Fiom – Mantova
Fit- Cisl – Mantova
Augman
Libertà e Giustizia – Mantova
Centro Bruno Cavalletto
Arcigay “La Salamandra” – Mantova
Sinistra Ecologia e Libertà – Mantova
Spazio sociale LA Boje!

Mantova: dimissioni per il primario Mario Luppi

pomaMANTOVA: DIMISSIONI PER IL PRIMARIO MARIO LUPPI
inqualificabili le sue dichiarazioni che fomentano la guerra tra poveri.

Firma e fai firmare la petizione per le dimissioni: bit.ly/firme-dimissioni-Luppi

Le dichiarazioni del primario leghista Luppi sulle difficoltà del Pronto Soccorso di Mantova sono inqualificabili. Troviamo assurdo che con giri di parole si mostri un fatto che non corrisponde alla realtà: una vigliacca provocazione elettorale che indica “extracomunitari e clandestini” come responsabili dei problemi del reparto del Carlo Poma. È la guerra tra poveri portata in corsia d’ospedale per dividere gli uomini anche nella sofferenza.

Indegno inoltre che parli proprio un membro di quella casta politico-affaristica che ha svilito e svenduto la sanità pubblica favorendo quella privata. Siamo al termine di un ventennio in cui la sanità pubblica, ancora di più quella lombarda gestita dalla banda Formigoni di CL, ha subito colpi molto pesanti. Nelle difficoltà del sistema pubblico si è inserita la sanità privata che, con la scusa di “fornire un servizio” trasforma la salute in un business multimilionario in cui l’importante è, ovviamente, il profitto: la sanità privata è già al 30% a livello regionale con il sistema del “privato accreditato”. I tagli alla sanità pubblica imposti dai Governi sono stati “amministrati”, tramite “riorganizzazioni” (cioè tagli), proprio dai manager provenienti dagli stessi partiti al governo della Regione o dello Stato centrale. La piaga della lottizzazione politica delle poltrone non si è mai fermata e, proprio la Regione Lombardia, è arrivata a consegnare migliaia di euro di bonus anche a chi è sotto inchiesta per corruzione e turbativa d’asta (Stucchi del Poma, quota Pdl/CL) e al “fedelissimo” manager dell’Asl Borelli (quota Lega Nord). Sul fronte del lavoro il personale del Carlo Poma ha affrontato una serie di tagli occupazionali, lavora da tempo sotto organico e con turni sempre più pesanti. In questo modo il servizio e l’assistenza ai malati si scontrano con i tagli che arrivano anche a diminuire ulteriormente il numero di posti letto disponibili che, dagli anni Ottanta, è stato letteralmente dimezzato.

Luppi ha responsabilità di alto livello all’interno del Carlo Poma e per questo chiediamo con forza le sue dimissioni per la pessima uscita che offende i lavoratori della sanità e i cittadini tutti.